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Google: non tradurre i…
SEO Tester Online
29 Gennaio 2020

LinkedIn scompare dalla SERP di Google: cosa è successo?

Problemi di indicizzazione su Google: a quanto pare, nessuno davvero ne è escluso, nemmeno LinkedIn.

Si è molto discusso in queste ore della misteriosa scomparsa di LinkedIn dai risultati di ricerca di Google. Al momento, nessuna delle due aziende ha rilasciato dichiarazioni in merito a quanto accaduto.

LinkedIn deindicizzato dalla SERP: cosa sappiamo

Digitando l’operatore di ricerca site su Google, utile per recuperare le pagine indicizzate dal motore di ricerca, molti utenti si sono accorti dell’assenza del dominio www.linkedin.com.

La deindicizzazione non ha coinvolto invece i sottodomini locali come: it.linkedin.com, uk.linkedin.com, fr.linkedin.com e così via.

Rimozione da Google Search Console?

Sempre nelle ultime ore, John Mueller ha pubblicato un tweet che, secondo alcuni, potrebbe essere indirettamente rivolto proprio a LinkedIn.

Riportiamo la traduzione in italiano:

Rimuovere la versione “http://” del tuo sito rimuoverà tutte le varianti (http/https/www/non-www). Non utilizzare il tool di rimozione per la canonicalizzazione.

In questo caso, la prima ipotesi su quanto accaduto sarebbe proprio un tentativo di canonicalizzazione della versione HTTPS da parte di LinkedIn, attraverso una rimozione forzata della versione HTTP attraverso Search Console.

Rimozione che, però, ha provocato la scomparsa del dominio dai risutati di ricerca di Google.

LinkedIn ha impedito il crawling attraverso il file robots.txt?

Loren Baker, founder di Search Engine Journal, ha invece ipotizzato che la scomparsa di LinkedIn su Google fosse dovuta ad una direttiva disallow data tramite robots.txt.

Adesso, il disallow risulta rimosso e il robots.txt ripristinato alla normalità.

Conclusioni

Non è semplice dare una risposta certa a quanto accaduto e difficilmente possiamo aspettarci una dichiarazione ufficiale da parte di LinkedIn o Google. L’ipotesi più probabile è quella di un utilizzo forse improprio dello strumento di rimozione di Google Search Console.

Se vuoi saperne di più su come Google e gli altri motori di ricerca scansionano i siti web, ti consigliamo di dare un’occhiata alla nostra guida sul crawling.

Trend di ricerca e impatto del COVID-19: il Report di SEO Tester Online

Introduzione

Difficilmente avremmo potuto immaginare un evento in grado di sconvolgere in maniera così profonda e altrettanto rapida le nostre vite e abitudini.

L’emergenza da COVID-19 sta portando con sé grossi cambiamenti che si protrarranno ancora a lungo e su vasta scala.

Molte aziende stanno pagando a caro prezzo le ripercussioni derivate dall’emergenza sanitaria e dal lockdown del Paese e il futuro rappresenta una vera e propria incognita.

Per fortuna, abbiamo dalla nostra parte un alleato prezioso: il digitale. Oltre ad essere uno strumento per reinventare la propria impresa nel post-quarantena, può darci molte informazioni sul futuro che ci aspetta.

Come?

Analizzando i trend di ricerca e le abitudini online degli utenti.

I motori di ricerca sono lo specchio della società e riflettono dubbi, interessi e paure di ognuno di noi. Se riusciamo a leggere questi dati, i trend possono dirci molto sul presente e fornirci qualche spunto per prepararci a quello che ci aspetta dopo.

Coronavirus e Trend: il nostro Report SEO

Partendo da uno studio dei dati del nostro Keyword Explorer e di Google Trends, abbiamo raccolto informazioni sulle domande più frequenti e gli argomenti più ricercati dagli utenti, mettendo in relazione questi dati con la crescita dei contagi nel tempo.

Abbiamo inoltre studiato la risposta dei Big Player del mercato digitale all’emergenza sanitaria e l’impatto del Coronavirus su settori che rappresentano dei veri e propri motori di crescita per l’economia internazionale.

Cosa troverai nel nostro report SEO sull’impatto del COVID-19?

  • L’evoluzione della SERP in risposta al virus
  • Correlazione tra numero di contagiati e trend di ricerca
  • Le domande più frequenti online sul tema “coronavirus”
  • L’evoluzione delle ricerche ai tempi del COVID-19
  • L’impatto del Coronavirus per macro-settori

Scarica gratis il report da questo link.

Ecco una piccola anteprima.

Come è cambiata la SERP in risposta al virus?

Nella prima sezione del SEO Report abbiamo preso in esame la risposta dei giganti del mercato digitale al diffondersi della pandemia da COVID-19.

Troverai un’illustrazione di come le SERP e le interfacce delle più importanti piattaforme digitali si sono evolute nel tempo, con lo scopo di sensibilizzare e informare l’utente riguardo l’emergenza Coronavirus.

Non solo Google. In questa sezione abbiamo dato spazio a tante altre piattaforme e motori di ricerca, tra cui:

  • Bing
  • Yahoo
  • YouTube
  • Pinterest
  • Amazon
  • Alibaba
  • eBay
  • Ecosia
  • DuckDuckGo

I trend di ricerca dall’inizio dell’emergenza

Con l’intensificarsi dell’emergenza e la crescita del numero di vittime, abbiamo rilevato grosse fluttuazioni nei volumi di ricerca su parole chiave informative come:

  • Che cos’è il coronavirus?
  • Quali sono i sintomi del coronavirus?
  • Come curare il coronavirus?

Molto interessanti le ricerche relative ai topic correlati, che rispecchiano i macro-argomenti che più hanno fatto discutere nei periodi presi in esame.

Nel report, troverai informazioni non solo riguardo i trend in Italia, ma anche per Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Francia e Germania.

COVID-19 e trend per settori

L’impatto del COVID-19 sui motori di ricerca non si è limitato solo a ricerche di natura puramente informativa.

All’interno del report abbiamo dedicato un’intera sezione a trend di ricerca suddivisi per macro-settori, con lo scopo di mettere in rilievo l’interesse degli utenti verso quei prodotti e servizi che più di altri sono stati influenzati dalla pandemia.

Un esempio molto interessante è dato dal settore medical, in cui è emerso un maggiore interesse per prodotti disinfettanti, con un elevato picco di ricerche per l’amuchina.

L’emergenza da COVID-19 sta avendo un impatto altamente trasversale e ha coinvolto settori di diversa natura l’uno dall’altro. Nel report troverai un’analisi riguardo:

  • Smart Working
  • Food Delivery
  • Travel
  • Grande Distribuzione Organizzata (GDO)
  • Automotive
  • Smartphone

Conclusioni

In un contesto imprevedibile e in continuo mutamento, è estremamente difficile fare previsioni su quello che ci aspetta. Lo scopo del nostro report non è quelli di dare risposte alle domande che cittadini e imprenditori potrebbero porsi in questo momento, quanto più quello di fornire spunti di riflessione su come si sta muovendo il mercato digitale (e non solo).

Scarica gratis il Report SEO sul Coronavirus.

Google: non tradurre i nomi dei file immagine in più lingue

Hai un sito multilingua e fai uso delle stesse immagini su pagine con diverse localizzazioni?

John Mueller, Webmaster Trends Analyst di Google, ha fornito alcune utili indicazioni su come gestire il nome dei file immagini, per evitare di incorrere in contenuti duplicati agli occhi di Big G e semplificare il lavoro al loro crawler.

In occasione di un appuntamento del Google Webmaster Hangout su YouTube, Mueller ha risposto al dubbio di uno dei partecipanti riguardo i file immagini nei siti multilingua.

Google: ciascuna immagine dovrebbe avere un nome unico

Facciamo un esempio: hai un e-commerce all’interno del quale vendi dei prodotti in diversi paesi. Con tutta probabilità, utilizzerai le stesse immagini su pagine in lingue diverse. Stando a quanto confermato da John Mueller, mantenere un unico nome per l’immagine (senza quindi tradurlo per ogni lingua del sito) aiuterebbe il crawler di Google a scansionare più facilmente la pagina ed avrebbe di conseguenza effetti benefici sull’indicizzazione dell’immagine nella SERP.

Manterrei solo una versione. Utilizziamo il nome del file come un fattore di ranking minore per le immagini, mentre il testo è (un fattore, NdR) molto più forte. […] Se vediamo file multipli che portano allo stesso contenuto, come la stessa stessa immagine con più nomi, li tratteremo come duplicati e li racchiuderemo comunque in un unico URL.

In breve quindi, il crawler di Google finirebbe con l’interpretare le immagini con nome diverso come un unico file, impiegando però molte più risorse. Se vogliamo risparmiare crawl budget, utilizzare un unico nome per i file immagini in siti multilingua potrebbe essere un importante accorgimento da prendere in considerazione.