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Rich Snippet: cosa sono…
SEO Tester Online
9 Dicembre 2019

Che cosa sono le linee guida EAT?

Nel mese di agosto 2018, molti siti web hanno avuto cambiamenti significativi nel loro ranking. La maggior parte di questi siti apparteneva alla categoria YMYL.

Il motivo? Un aggiornamento delle linee guida di Google per i quality raters relativi al punteggio EAT e al beneficial purpose.

Aspetta. Ma di che stai parlando? Hai ragione. Facciamo un po’ di ordine.

Quali sono le linee guida di Google sulla qualità delle pagine?

Iniziamo con le linee guida, perché introducono tutti gli altri termini. Il loro nome ufficiale è Search Quality Evaluator Guidelines. Google le ha fatte circolare nel 2015.

Il documento contiene istruzioni per i quality raters. Si tratta di un team di persone dedicate a eseguire ricerche e verificare che i siti web in alto nella SERP forniscano contenuti davvero di qualità. Se quello che trovano è un buon contenuto, significa che l’algoritmo funziona.

Le linee guida forniscono ai quality raters i criteri che rendono eccellente un contenuto. In questo senso, le linee guida introducono tre concetti chiave:

  1. EAT
  2. YMYL
  3. Beneficial purpose

Che cos’è il punteggio EAT?

EAT è l’acronimo di Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness. Questi sono i tre fattori principali che determinano la qualità della pagina.

Le linee guida EAT delineano i principi a cui i creatori di contenuti devono attenersi se vogliono ottenere un buon ranking.

Expertise

Si riferisce al creatore di contenuti. Significa che sei un esperto dell’argomento hai le credenziali per dimostrarlo.

Authoritativeness

Si riferisce al creatore del contenuto, al contenuto stesso e al sito web su cui appare il contenuto. Significa che i lettori ti riconoscono come un’autorità nel tuo settore. Di conseguenza, la tua produzione è considerata un contenuto di qualità, pubblicato su un sito web altrettanto di qualità.

Trustworthiness

Si riferisce al creatore del contenuto, al contenuto stesso e al sito web su cui appare il contenuto. Significa che le persone si fidano dei tuoi contenuti e pensano che siano accurati e con basi solide.

Qual è il significato di YMYL?

Il YMYL sta per I tuoi soldi, la tua vita (Your Money, Your Life). Si riferisce a contenuti (e siti web) che si occupano di argomenti sensibili sia per Google che per i suoi utenti.

Cose come:

  1. Informazioni mediche;
  2. Consulenza finanziaria, legale e fiscale;
  3. Notizie;
  4. Scienza.

Con l’aggiornamento dell’algoritmo EAT di Google nel giugno 2018 (soprannominato l’aggiornamento medico perché ha interessato soprattutto i siti web con contenuti medici), i siti YMYM hanno subito crolli nel loro ranking.

Cos’è successo? Google ha iniziato ad applicare criteri di qualità più rigorosi, sulla base delle linee guida EAT.

Qual è il Beneficial Purpose di Google?

Il concetto chiave alla base di questo aggiornamento è Beneficial Purpose (a scopo di beneficio). Ciò significa che Google intende proteggere i propri utenti da informazioni di bassa qualità che potrebbero avere un impatto negativo sulla loro vita. Per fare ciò, giudica i contenuti non solo per la qualità, ma anche per la loro correttezza.

Come migliorare il punteggio EAT?

Come aumentare la tua expertise per migliorare il tuo punteggio EAT

La prima cosa su cui dovresti lavorare è la tua reputazione di autore. Ecco alcune cose che puoi fare.

Scopri cosa vogliono le persone

Per essere riconosciuto come un esperto, è necessario conoscere la tua materia, certo. Ma devi anche sapere cosa vogliono le persone. Fai la tua ricerca delle parole chiave. Quindi, scopri come rendere i tuoi contenuti coinvolgenti.

Aggiorna i contenuti

Un’altra cosa che puoi fare è aggiornare i tuoi contenuti. I contenuti meno recenti possono compromettere la tua immagine di esperto. Possono essere obsoleti, o magari non eri così bravo quando li hai scritti.  Aggiornali con nuove informazioni, o prendi in considerazione l’ipotesi di eliminarli (ma ricordati di lavorare sui reindirizzamenti!)

Focus sulla qualità

Per migliorare il tuo punteggio EAT dal punto di vista della competenza continua a produrre contenuti di qualità. È quello che hai sempre fatto, giusto? Altrimenti il tuo problema non è il punteggio EAT. È la SEO.

Lavora sulla tua immagine di autore

Se vuoi che i lettori ti riconoscano come esperto, dovresti comportarti come tale. Lavora sulla tua pagina about, riempila con informazioni come i premi che hai vinto, l’esperienza che hai accumulato, i tuoi titoli, la rassegna stampa su di te.

Inoltre, crea uno snippet autore su WordPress e utilizza i dati strutturati in modo che Google possa estrarre informazioni su di te e mostrarle direttamente sulla SERP.

Come aumentare la tua authoritativeness per migliorare il tuo punteggio EAT

Costruire la tua authoritativeness non è una cosa che puoi fare da solo. Hai bisogno che le persone ti riconoscano. Puoi lavorare sulla SEO off-site per aumentare la tua autorevolezza.

Ottieni buoni collegamenti in entrata

Fai parlare le persone di te e del tuo lavoro, ottenendo link in entrata da altri siti. Naturalmente, questi devono avere una domain authority adeguata.

Ottieni menzioni

Un modo più efficace per aumentare la vostra authoritativeness è quello di ottenere menzioni. In questo modo, Google può riconoscerti come esperto nel tuo settore.

Condivisioni sui social media

Costruisci la tua immagine producendo contenuti condivisibili sui social media. In questo modo, otterrai un sacco di link in entrata e molte menzioni.

Guest post

Cerca di finire su blog importante come guest author. Aiuta a costruire la tua immagine come leader nel tuo settore con cose interessanti da dire.

Come aumentare la trustworthiness per migliorare il tuo punteggio EAT

Dovresti prestare attenzione a ciò che la gente ha da dire su di te se vuoi che si fidi di te.

Affronta le recensioni negative

Le recensioni potrebbero essere il tuo migliore alleato nel costruire la tua affidabilità. Ma anche il tuo peggior nemico. Affronta le recensioni negative non appena arrivano. Sia sul tuo sito web che su piattaforme di recensioni come  Tripadvisor.l

Altri suggerimenti

Inoltre, ci sono altre cose che puoi fare:

  1. Fai in modo da essere facile da contattare;
  2. Aggiungi una sede fisica della tua attività;
  3. Aggiorna le pagine relative alla privacy e ai termini e condizioni;  
  4. Acquista un certificato HTTPS.

Cos’è il crawling dei motori di ricerca?

Per comprendere a fondo la SEO e le dinamiche che la governano, è importante capire come un motore di ricerca analizza e organizza le informazioni che raccoglie.

Uno dei processi fondamentali che permette ai motori di ricerca di indicizzare un contenuto è il cosiddetto crawling, termine utilizzato per indicare il lavoro del bot (o spider) volto ad analizzare una determinata pagina web.

Come funziona il crawling?

Il motore di ricerca utilizza il crawling per accedere, scoprire e scansionare le pagine del web.

I crawler svolgono l’attività di crawling di un sito web, scansionando tutti i link, come quelli indicati nella sitemap e seguendo (in alcuni casi) le indicazioni riportate nel file robots.txt: un documento che definisce le direttive suggerite al motore di ricerca nella scansione di un sito web.

Tramite il file robots.txt, ad esempio, possiamo suggerire al motore di ricerca di non analizzare/indicizzare determinate risorse del nostro sito web, mentre tramite la sitemap, ovvero una lista degli URL del tuo sito web, possiamo tracciare una mappa che faciliti il lavoro di scansione da parte del crawler.

I crawler dei motori di ricerca fanno uso di algoritmi e di regole per stabilire con che frequenza sottoporre ad una nuova scansione una specifica pagina e quante pagine del sito vanno indicizzate. Ciò è utile, ad esempio per distinguere una pagina che cambia regolarmente da una che rimane immutata. La prima verrà, di certo, scansionata più frequentemente. Uno dei concetti chiave in questo caso è il crawl budget.

Crawling di immagini, audio e video

Solitamente, il motore di ricerca scansiona e indicizza ogni indirizzo URL che incrocia sulla sua strada.

Anche per i file di tipo non testuale come immagini, file audio o video, il motore di ricerca risulta essere sempre più in grado di interpretare i contenuti, ma è di certo sempre meglio lavorare per rendere il nome del file e i metadati “parlanti”, per favorire il lavoro del motore di ricerca, e fare in modo che ogni risorsa sia indicizzabile e si posizionani al meglio nella SERP.

Il crawler su Link, Sitemaps e pagina di submission

Il crawler scopre nuove pagine scansionando quelle esistenti ed estraendo i link ad altre pagine per scoprire nuove URL. 

Questi indirizzi andranno aggiunti alla lista dei file da analizzare e in un secondo momento scaricati dal bot.

Con questo processo, il motore di ricerca troverà sempre nuove pagine dal web, che a loro volta linkeranno ad ulteriori URL.

Un altro modo per riconoscere nuove pagine web è la scansione delle sitemaps. Che, come dicevamo è una lista degli URL, creato per fornire al bot una lista delle pagine scansionabili.

Esempio di sitemap xml

Una terza possibilità è l’invio manuale delle pagine al motore di ricerca. Si usa questa pratica quando si pubblicano nuovi contenuti, o se ci sono dei cambiamenti, e si vuole ridurre il tempo necessario per Google a notare l’update della pagina.

Tale azione è possibile tramite gli strumenti contenuti in Google Search Console.

Schermata Google Search Console

Va precisato, però, che questa strada è percorribile solo quando si vogliono presentare una manciata di pagine (immaginate di dover sottoporre manualmente migliaia di URL uno per uno). Diversamente, Google preferisce l’utilizzo delle Sitemap XML per grandi volumi di URL.

Come funzionano i motori di ricerca?

Certamente, i motori di ricerca sono affascinanti. I loro algoritmi sono ogni giorno sempre più complessi e non è semplice (a volte è addirittura impossibile) comprendere a pieno come funzionano.

Se vuoi saperne di più, ti consigliamo di leggere il nostro articolo sulle fasi i Scansione, Indicizzazione e Posizionamento dei motori di ricerca.

Cos’è la SERP di Google?

Stai muovendo i primi passi nel mondo della SEO e non sai da dove iniziare? Per avere delle basi solide, occorre partire dai concetti fondamentali. 

La SERP fa proprio parte della base della SEO e, pertanto, merita uno studio approfondito.

La parola SERP, come puoi immaginare, è una sigla. Il suo significato sta per Search Engine Results Page

Esempio SERP

Che cos’è la SERP?

In breve, si tratta di quella pagina che contiene i risultati che Google e gli altri motori di ricerca forniscono a chi cerca informazioni su una determinata parola chiave. 

Le SERP nel tempo si sono evolute e oggi sono diventate pagine molto più complesse rispetto a qualche anno fa. Se focalizziamo l’attenzione solo su Google, notiamo facilmente quanto le sue SERP abbiano subito un notevole cambiamento.

Partiamo dalla pagina iniziale di Google.

Si presenta sempre con uno stile minimale: una barra di ricerca molto semplice, su cui poggia il logo, che il più delle volte si trasforma in un doodle.

La parte restante offre pochi altri pulsanti: i link ai prodotti e servizi di Google (Gmail, Google Immagini, App Google e Account Google) e la funzione “personalizza”.

La vera rivoluzione che Sergey Brin e Larry Page stanno apportando al loro “gioiellino” si scopre dopo aver digitato una query e atterrando sulla SERP… Qui Google non smette mai di sorprenderci!

Dopo questa veloce occhiata alla pagina iniziale di Google, passiamo ad analizzare la SERP vera e propria.

La barra dei filtri e strumenti di ricerca

Tra la barra di ricerca e la SERP di Google troviamo gli strumenti e i filtri per la ricerca. In base all’argomento ricercato, può cambiare l’ordine di questi elementi. 

Digitando, ad esempio “Sergio Leone”, oltre alle notizie principali della sezione Web, possiamo affinare la ricerca ricercando Immagini, Video, Notizie e Libri. 

Esempio di SERP digitando Sergio Leone

Un ordine non casuale, dato che stiamo facendo una ricerca su un regista. 

Grazie alla Universal Search, inoltre, la pagina di Google mostra vari elementi tra i risultati. Oltre ai tradizionali Snippet che riportano alle pagine web, troviamo il box notizie, immagini, video e il Knowledge Graph.

Diversamente, se il search intent è locale, ad esempio “ristorante”, seguito dal nome della Città in cui ci troviamo, le mappe risultano al secondo posto, dato che l’utente sta cercando un ristorante in cui pranzare o cenare.

Come cambia la SERP?

La Search Engine Result Page mostrerà una serie di elementi in base al tipo di ricerca: navigazionale, informazionale o transazionale.

In alcuni casi, se la ricerca riguarda una risorsa acquistabile, potrebbero apparire dei risultati a pagamento

Un esempio? Se cerchiamo su Google “orologio gucci”, appariranno con tutta probabilità dei risultati a pagamento che ci porteranno ad acquistare il prodotto in questione.

Esempio SERP digitando Orologio Gucci

Possiamo trovare gli annunci pubblicitari sul lato destro della SERP, nella parte iniziale o in quella finale. 

La SERP non è più un semplice elenco di URL, ma una pagina che, a seconda della query, fornisce diverse tipologie di risultato e cerca di perfezionarsi col passare del tempo, imparando a rispondere all’intento di ricerca dell’utente.  

Per rendere ancora più efficiente il suo servizio, Google dà la possibilità agli utenti registrati di fruire della funzionalità “Le tue ricerche correlate”. Una feature che sfrutta la cronologia dell’utente per restituirgli risultati sempre più precisi.

Proprio per soddisfare direttamente l’intento di ricerca dell’utente, la SERP può fornire risposte dirette agli utenti. Se la query digitata sulla barra di ricerca è una domanda, ad esempio, “quando è stata fondata Roma” la SERP restituirà un box con la risposta diretta di Google.

Gli elementi che compongono i risultati della SERP

Partiamo dal risultato classico, lo snippet, a cui bisogna prestare molta attenzione se si vuole ottenere un buon posizionamento in SERP. Questa sezione mostra tre parti distinte: 

Titolo della pagina: cliccando si atterra sulla pagina posizionata dal motore di ricerca.

URL: corrisponde all’indirizzo Web ed è colorato in verde. La SERP, in alternativa, può mostrare il percorso di navigazione che dal sito porta alla pagina, ovvero il breadcrumb. Questo serve a dare la possibilità all’utente di accedere, ad esempio, alla categoria di quella pagina.

Meta descrizione: si tratta di una descrizione della pagina che può essere gestita manualmente, specificando il testo nel codice della pagina web tramite un apposito tag. Nel caso non sia stata impostata alcuna meta description, è Google a crearla in automatico prendendo un estratto della pagina che considera coerente rispetto alla ricerca dell’utente.

Questo elemento può arricchirsi di altre parti che possono contribuire a differenziare il tuo risultato da quello dei competitors. Stiamo parlando di sitelink, minilink e rich snippet.

Sitelink

I sitelink sono dei link che riportano a delle pagine interne del sito. Si tratta di un’indicazione importante lato SEO, dato che Google li inserisce esclusivamente nella pagina in prima posizione e solo se li ritiene realmente utili per la ricerca dell’utente.

Minilink

Simili per funzione ai sitelink, i minilink sono una serie di collegamenti mostrati sotto lo snippet, che consentono all’utente di accedere direttamente ad una pagina diversa da quella mostrata nel classico risultato. 

A differenza dei sitelink, possono comparire anche per le posizioni successive alla prima. 

Rich snippet

Infine, i rich snippet sono risultati di ricerca che contengono informazioni aggiuntive visibili dalla SERP. 

Esempio di rich snippet

Per far apparire un rich snippet nella SERP, i motori di ricerca si avvalgono dei dati strutturati: tag semantici che aiutano l’algoritmo ad interpretare determinate informazioni. 

Ad esempio, grazie ai dati strutturati, possiamo permettere a Google di mostrare le valutazioni che gli utenti danno ai nostri servizi, ma anche di notificare degli eventi o indicare il costo di un prodotto o servizio.

Verifica la posizione in SERP del tuo sito

Adesso che hai compreso a fondo cos’è la SERP di Google, da cosa è composta e quali elementi possono aiutare il posizionamento di un sito web, ti starai chiedendo come verificare la posizione delle tue pagine nella SERP.

Usa Google!

Sicuramente, un primo modo per verificare la posizione del tuo sito web consiste nell’utilizzare il motore di ricerca stesso. Basta accedere tramite navigazione in incognito, per non influenzare i risultati, ed eseguire alcuni test direttamente dalla barra di ricerca.

Google Search Console

Uno strumento fondamentale per chi si occupa di SEO è Google Search Console. Tra le diverse funzioni utilissime che offre, vi è anche quella di controllare la posizione media delle nostre pagine.

Per verificare in che posizione ci troviamo per determinate keyword, basterà collegarsi alla piattaforma e poi cliccare su “Prestazioni” nel menu a sinistra.

Da questa schermata, potremo visualizzare le posizioni in base a:

  • Query di ricerca
  • Pagina
  • Paesi
  • Dispositivi
  • Aspetto nella ricerca
  • Date

Come inserire i Rich Snippet su WordPress?

Hai un Blog WordPress e stai cercando un modo per inserire i rich snippet?

Bene, la tua ricerca è finita: in questo articolo scoprirai i migliori plugin per rich snippet su WordPress!

Se non sai cosa sono i rich snippet e quali benefici possono offrire al tuo sito web o Blog, ti consigliamo di dare un’occhiata alla nostra guida completa prima di proseguire nella lettura:

Rich Snippet: cosa sono e come usarli al meglio

Come saprai, per far apparire i rich snippet nei risultati di ricerca, occorre implementare i dati strutturati di Schema.org nelle pagine del tuo sito web.

Per fare ciò, occorre avere delle competenze tecniche di base.

Per fortuna, WordPress permette di ovviare a questo problema con i suoi innumerevoli plugin, semplificando di gran lunga il lavoro.

Ecco i migliori plugin per implementare i dati strutturati di Schema.org in pochi minuti e far apparire finalmente i rich snippet nei tuoi risultati di ricerca.

All In One Schema Rich Snippets

All In One Schema Rich Snippets Logo

All In One Schema Rich Snippets è uno dei plugin WordPress più utilizzati per creare rich snippet.

Il plugin è gratuito e supporta le seguenti tipologie di dati strutturati:

  • Eventi
  • Persone
  • Prodotti
  • Ricette
  • Software
  • Video
  • Articoli

In più, sono state annunciate integrazioni per:

  • Breadcrumbs
  • Business locali
  • Libri

Pur essendo ampiamente diffuso, All In One Schema Rich Snippets non è tra i plugin più completi disponibili sul mercato e non presenta molte opzioni di personalizzazione.

Ciononostante, resta un ottimo plugin gratuito che svolge egregiamente il proprio lavoro.

Schema Pro

Schema Pro Logo

Se sei alla ricerca di una soluzione più professionale e hai a disposizione del budget da destinare alla creazione di rich snippet, allora potresti valutare il plugin Schema Pro, che offre un’implementazione veloce di microdati per:

  • Articoli
  • Libri
  • Ricette
  • Prodotti
  • Corsi
  • Recensioni
  • Eventi
  • Business locali

Grazie ad un’interfaccia intuitiva e ad un processo di configurazione in tre step, potrai implementare in pochi secondi le tipologie di microdati che più ritieni attinenti al contenuto delle tue pagine.

Schema App Structured Data

Schema App Structured Data Logo

Schema App ti permette, in pochissimi step, di attivare automaticamente i markup di schema.org per tutte le pagine presenti nel tuo sito WordPress. 

Nello specifico, i markup che verranno attivati appartengono alle seguenti tipologie:

  • Pagina
  • Post
  • Ricerca
  • Autore
  • Categoria
  • Tag
  • Blog
  • Breadcrumb
  • Sito web

Se vuoi sfruttare a pieno le potenzialità di questo plugin, allora puoi acquistare la versione a pagamento per poter gestire:

  • Prodotti su WooCommerce
  • Link a Wikipedia e Wikidata
  • Widget per le recensioni
  • Post personalizzati

WP SEO Structured Data Schema

WP SEO Structured Data LogoSchema

WP SEO Structured Data Schema è un altro ottimo plugin che offre un vasto supporto per differenti tipologie di dati strutturati. 

I microdati supportati nella versione free appartengono alle seguenti categorie:

  • Organizzazioni
  • Business locali
  • News
  • Blog post
  • Eventi
  • Prodotti
  • Video
  • Servizi
  • Recensioni
  • Valutazioni
  • Ristoranti

In più, la versione a pagamento offre alcune interessanti feature come:

  • Funzione auto-completamento.
  • Supporto multi-sito.
  • Supporto ad ancora più tipologie di microdati.

WP SEO Structured Data Schema è un plugin estremamente completo e rappresenta un’ottima soluzione anche nella sua versione gratuita

WP Review Pro

WP Review Pro Logo

Se possiedi un Blog che contiene principalmente recensioni di prodotti o servizi, allora potrebbe tornarti utile un plugin più specifico.

È il caso di WP Review Pro, disponibile sia in versione gratuita che a pagamento, plugin WordPress ideale per integrare Rich Snippet per le recensioni.

WP Review Pro offre supporto per recensioni di:

  • Prodotti
  • Libri
  • Giochi
  • Film
  • Musica
  • Arte
  • Luoghi
  • Ricette
  • Ristoranti
  • Software
  • Negozi
  • Serie TV
  • Siti web

Essendo un plugin specifico per le recensioni, WP Review Pro offre diverse soluzioni di design personalizzato e sistemi di valutazione. 

Una feature particolarmente interessante di WP Review Pro – disponibile solo nella versione a pagamento – consiste nell’integrazione delle recensioni di Google Places sul tuo sito WordPress.

WP Product Review

WP Product Review Logo

In alternativa a WP Review Pro, WP Product Review è la soluzione ideale per integrare microdati specifici per recensioni. 

Tra le feature disponibili, WP Product Review offre:

  • Valutazioni personalizzate
  • Tavole di comparazione
  • Shortcode per le recensioni
  • Liste di prodotti
  • Recensioni scritte dai visitatori

Il plugin è estremamente intuitivo e altamente personalizzabile, anche se un po’ scarno dal punto di vista grafico.

WP Product Review è disponibile sia in versione gratuita che a pagamento ed è un’ottima soluzione per portali di recensioni e blog che pubblicizzano prodotti attraverso le affiliazioni.

Vuoi verificare se hai implementato correttamente i dati strutturati?

Sia che tu abbia utilizzato dei plugin di WordPress o abbia optato per inserire manualmente i dati strutturati lavorando sul codice della tua pagina web, è importante accertarsi di averli implementati correttamente.

Puoi verificare di aver inserito correttamente i dati strutturati con il nostro tool SEO Checker, in maniera totalmente gratuita:

Usa il nostro SEO Checker!

Strumento di test per i dati strutturati

Un altro tool da avere sempre a portata di mano è lo strumento di test per i dati strutturati di Google. 

Per testare la corretta implementazione dei dati strutturati, basterà inserire l’URL della pagina da testare o lo snippet di codice da analizzare.

Schermata strumento di test per i dati strutturati di Google

Il tool ci mostrerà i microdati inseriti nella pagina e la relativa tipologia, avvisandoci su eventuali errori che potrebbero derivare da una loro scorretta implementazione.

Provalo subito.

White Hat, Gray Hat e Black Hat SEO: quali sono le differenze?

La SEO è una materia vasta, complessa e ricca di sfumature. 

Ecco perché i professionisti SEO suddividono le pratiche di ottimizzazione per i motori di ricerca in tre grandi categorie:

  • White Hat SEO
  • Gray Hat SEO
  • Black Hat SEO

Se ti occupi di SEO, anche tu con tutta probabilità stai mettendo in pratica delle attività che potrebbero rientrare in uno dei gruppi appena elencati. Vediamo nel dettaglio ciascuna classificazione e le relative caratteristiche.

White Hat SEO

Le pratiche di White Hat SEO sono messe in atto da professionisti che si occupano di ottimizzare siti web seguendo le linee guida fornite da Google e dagli altri motori di ricerca, svolgendo in questo modo un lavoro trasparente ed eticamente corretto.

Il White Hat SEO gioca “secondo le regole” e non cerca di aggirarle sfruttando le imperfezioni dell’algoritmo o tentando di danneggiare i propri competitor.

Fare SEO White Hat è la soluzione migliore per chi vuole giocare puntando sui risultati di lungo periodo e non vuole rischiare di mandare in fumo tutto il lavoro dopo un normale aggiornamento dell’algoritmo di Google o in seguito ad un qualche tipo di penalizzazione o azione manuale.

I risultati, in genere, sono più lenti ad arrivare, ma sono anche i più duraturi.

Alcuni esempi di White Hat SEO

  • Keyword Research;
  • Ottimizzare il sito web per migliorarne l’esperienza utente;
  • Inclusione naturale di parole chiave nei tag title e heading, nel contenuto, nell’alt text e nell’anchor;
  • Creare contenuti a intervalli regolari;
  • Creare contenuti di qualità per soddisfare i bisogni degli utenti.

Black Hat SEO

Se l’espressione “White Hat” è associata ad un approccio al lavoro etico e “secondo le regole”, è facile immaginare che la Black Hat SEO sia l’esatto opposto.

Infatti, per Black Hat SEO intendiamo un approccio alla SEO volto ad ottenere il miglior risultato nel minor tempo possibile, sfruttando qualunque mezzo, comprese tecniche per manipolare la SERP e gli algoritmi dei motori di ricerca e attività alcune volte anche al limite con la legge (come nel caso di importanti attività volte a svantaggiare direttamente i competitor).

Quali sono le conseguenze di un lavoro del genere?

Sicuramente, se le tecniche Black Hat sono state attuate correttamente, daranno ottimi risultati in tempi molto più brevi rispetto a quelle White Hat. Tuttavia, si tratta sempre di strategie temporanee e ad avere la meglio è, prima o poi, il motore di ricerca, alla costante ricerca di questo genere di violazioni.

Il risultato?

Il sito web penalizzato scompare dai risultati di ricerca.

Alcuni esempi di Black Hat SEO

  • Keyword Stuffing (pratica ormai superata)
  • Creare PBN (Private Blog Network)
  • Fare uso di doorways
  • Cloaking
  • Contenuti duplicati

Gray Hat SEO

Il nostro approccio alla SEO non deve però essere necessariamente bianco o nero. Esistono, anche in questo caso, le dovute vie di mezzo.

Le tecniche Gray Hat di fatto non violano le linee guida di Google, ma potrebbero comunque non essere viste di buon occhio dal motore di ricerca.

Si tratta in sostanza di strategie difficili da rilevare per l’algoritmo e che cercano di migliorare il posizionamento di un sito web in un modo non del tutto naturale.

Alcuni esempi di Gray Hat SEO

  • Attuare pratiche moderate di Link Building.
  • Aggiornare la data degli articoli per farli apparire “nuovi”
  • Pubblicare contenuti preesistenti modificandoli utilizzando parole simili

White Hat Vs Black Hat

La SEO è un campo altamente trasversale ed un professionista deve possedere un set di competenze molto eterogeneo per lavorare in maniera adeguata.

Ma la SEO non è solo tecniche e strategie: una parte importante di questo lavoro deriva proprio da questioni di natura etica, come abbiamo visto in questo articolo. La scelta sul come mettere in pratica le tue attività di ottimizzazione spetta solo a te…

Userai la SEO in maniera diligente o passerai al lato oscuro? 

Studia la SEO

Se sei agli inizi del tuo percorso per diventare un esperto SEO, ti consigliamo di partire dalla nostra guida introduttiva alla SEO, che ti darà una panoramica complessiva del mondo dell’ottimizzazione per motori di ricerca.

Buono studio!

Scansione, Indicizzazione e Posizionamento: come funzionano i motori di ricerca?

Nel tempo, il motore di ricerca sta diventando un vero e proprio “motore di risposte” sempre più sofisticato. 

Il suo lavoro consiste proprio nello scoprire, comprendere e organizzare i contenuti presenti su Internet, in modo da mostrare ai suoi utenti i risultati più rilevanti e pertinenti rispetto alle loro domande e necessità.

Ma per fare in modo che i tuoi contenuti siano mostrati al maggior numero possibile di utenti al suo interno, devi prima comprendere come renderli visibili.

Questa è, probabilmente, la parte più importante della SEO, il momento “zero” da cui tutto ha inizio: se il tuo sito non è presente nell’indice del motore di ricerca, non potrà certamente apparire tra i suoi risultati.

Ma facciamo un passo indietro.

Per capire come fare in modo che i tuoi contenuti vengano presi in considerazione dal motore di ricerca, dobbiamo prima capire il suo funzionamento. I compiti principali di un motore di ricerca sono tre, ovvero:

  • Scansione: è la fase di analisi delle pagine presenti su Internet. Il motore di ricerca effettua una scansione del codice e dei contenuti per ogni URL trovata;
  • Indicizzazione: è il momento di raccolta e organizzazione dei contenuti individuati durante il processo di crawling. Se una pagina si trova in questa lista significa che è stata indicizzata, e che può apparire tra i risultati di ricerca per le ricerche pertinenti;
  • Posizionamento: è l’ordine con il quale i risultati che sono stati indicizzati sono mostrati nelle pagine del motore di ricerca (la SERP). Dai contenuti più adatti a soddisfare gli intenti di ricerca, che ricopriranno le prime posizioni nei risultati di ricerca, sino al risultato più trascurabile.

Scansione

È il processo tramite il quale il motore di ricerca passa al setaccio i contenuti del web: siti nuovi e vecchi, pagine, articoli, schede prodotto, immagini, link etc.

Per fare tutto questo si avvale dei così detti crawler (chiamati anche bot o spider) che, attraverso appositi algoritmi, determinando quali sono i siti da scansionare e con che frequenza, distribuendo il crawl budget.

Per scoprire nuovi contenuti, il crawler individua e registra ogni link presente sulle pagine trovate, per poi inserirli nella lista degli URL da scansionare. Si tratta di un’attività importantissima, che consente al motore di ricerca di conoscere la quantità e la qualità di connessioni e le relazioni in ingresso e in uscita su quella pagina.

Vuoi saperne di più sul crawling dei motori di ricerca? Scopri come funzionano i crawler leggendo il nostro articolo.

Indicizzazione

I contenuti, dopo essere passati al vaglio del bot, verranno inseriti all’interno dell’indice di tutte le pagine visitate, creando un database con miliardi di pagine web.

Il bot, una volta estratto il contenuto dal web, lo archivia e ne organizza tutte le informazioni al suo interno. Informazioni che vengono poi interpretate per misurare l’importanza della pagina rispetto a quelle simili.

Posizionamento

Se le due attività precedenti sono un po’ il dietro le quinte dell’attività dei motori di ricerca, il posizionamento è di sicuro il risultato più evidente.

La SERP è il luogo virtuale in cui si possono mostrare ai propri clienti dei progressi tangibili. Basta inserire una keyword nell’apposito box e il motore di ricerca verificherà all’interno del proprio indice quali pagine matchano la query di ricerca. 

A queste pagine viene assegnato un “punteggio” che l’algoritmo calcola tenendo conto di oltre 200 fattori di ranking.

Se c’è stato un buon lavoro di ottimizzazione, la pagina, l’articolo del blog o la scheda prodotto di cui ti sei occupato, potrà guadagnarsi un miglior posizionamento rispetto ai tuoi competitor.

I fattori che possono influire sul posizionamento

Il processo di ranking di una pagina comprende sostanzialmente diversi aspetti.

Tralasciando la parte tecnica dei fattori di posizionamento, un “motore di risposte” come Google impara ogni giorno a fornire informazioni nel miglior modo possibile in relazione a differenti fattori:

  • La tipologia del sito web: una classifica semplice, stilata dal motore di ricerca per distinguere le query una dall’altra;
  • Il contesto: ad ogni query si associa un contesto;
  • La tempistica: dare maggior peso ad un fattore piuttosto che ad un altro in base alla query;
  • Il Layout: la SERP mostrerà risultati diversi, a seconda di quale sia l’intento di ricerca

Tipologia del sito web

Appena l’utente digita una query, la prima cosa che fa il motore di ricerca è classificarla, per restituire la miglior tipologia di sito web per quella data ricerca. 

Ad esempio:

  • Siti YMYL (Your Money Your Life)
  • Attività Locali
  • Siti per Adulti
  • Siti di news
  • Etc.

Una classifica molto variabile, ma che aiuta a capire quale “posto” spetta ad una data query.

Il contesto

Il motore di ricerca valuta anche questo aspetto, ricavando ogni informazione rilevante sull’utente che digita una query.

Questo processo avviene sfruttando il maggior numero di informazioni che è in grado di intercettare e permette di comprendere quali fattori storici e ambientali entrano in gioco nella domanda influendo sulla tipologia di risposta attesa dall’utente.

Ad esempio: la posizione, l’orario o il tipo di query.

La tempistica

Un’altro aspetto da tenere in considerazione è il peso assegnato ad una query in relazione alla tempistica in cui è stata effettuata la domanda e alla tempistica in cui è stato creato il contenuto presente nell’indice. 

Questo perché ogni ricerca ha un intento differente, e questo il motore di ricerca lo sa. 

Per questo motivo, ad esempio, i risultati per “prima guerra mondiale” tengono maggiormente conto dell’autorevolezza della fonte, mentre “migliori film in uscita” considera principalmente la “freschezza” della notizia.

Il Layout dei risultati

La scelta di mostrare il knowledge graph, piuttosto che i video o i risultati degli argomenti correlati, dipende sempre dalla query digitata nel box di ricerca.

Se il contenuto ricercato presenta, ad esempio, numerose informazioni in formato video, Google le mostrerà in SERP. 

Layout SERP digitando come fare il pane

Se, invece, l’intento di ricerca riguarda un topic con diverse queries rilevanti, apparirà il box “Le persone hanno chiesto anche”.

Discorso analogo per gli altri elementi della SERP, ovvero i topic e le ricerche correlate.

Esempio correlate SERP Google

Rich Snippet: cosa sono e come usarli al meglio

La SERP è in continua evoluzione e, nel tempo, è diventata uno dei principali campi di battaglia per guadagnarsi l’attenzione degli utenti.

Per ottenerla però non è più sufficiente ottimizzare esclusivamente elementi come il titolo e la meta description ma serve mettere in atto pratiche di ottimizzazione più profonde.

È proprio in questi casi che entrano in gioco i rich snippet.

Che cosa sono i Rich Snippet?

I rich snippet sono degli elementi che arricchiscono i risultati di ricerca con informazioni visualizzabili già dalla SERP. 

Qualche esempio?

Valutazioni di un prodotto, prezzo, nome dell’autore: sono tutti elementi che vanno a comporre uno rich snippet.

Rich Snippet digitando torta di mele

Ma a cosa servono davvero i rich snippet?

Mediamente, i risultati contenenti un rich snippet godono di un Click-through Rate più alto rispetto ai risultati sprovvisti all’interno della stessa SERP, poiché la presenza di tali elementi incoraggia l’interazione dell’utente.

Curare lo Snippet per presentarsi al meglio sulla pagina dei risultati Google è quindi utilissimo per la SEO. Questo perché i siti web con una buona organizzazione dei dati strutturati permettono al crawler una “lettura” più profonda delle pagine.

Risultato? Google mostrerà i Rich Snippet tra i risultati, favorendo un aumento del CTR.

I dati strutturati

I dati strutturati sono delle particolari tipologie di dati pensati con lo scopo di aiutare i motori di ricerca a comprendere meglio determinate informazioni. 

Implementare i dati strutturati è indispensabile per arricchire lo snippet dei tuoi risultati di ricerca. 

Ma dove possiamo trovare i dati strutturati?

Google, Yahoo, Bing e Yandex su questo fronte hanno unito le forze e creato un vocabolario di dati strutturati, valido per ogni tipologia di informazione che desideriamo implementare in una data pagina web.

Le tipologie di dati strutturati sono differenti e utili in contesti differenti.

Vediamo alcuni esempi di dati strutturati:

Lavori creativi: è il caso di libri, film, canzoni, serie tv e altre opere creative. 

Oggetti integrati non testuali: validi per audio, immagini, video.

Eventi: questi microdati aiutano gli utenti a scoprire le iniziative locali più interessanti, tramite i risultati di ricerca e Google Maps.

Salute e medicina: questa tipologia comprende informazioni su medicinali, patologie, sintomi, articoli scientifici o consigli su terapie.

Organizzazioni: raccolta di dati strutturati per scuole, organizzazioni non organizzative, club etc.

Persone: valido per le persone (attualmente in vita, morte, immaginarie), contenente informazioni come nome, data di nascita, genere, altezza e tantissime altre.

Località: è il caso di tutte quelle entità associate ad un luogo fisico (come per le attività locali).

Prodotti: attiva un badge sull’immagine nei risultati di ricerca per dispositivi mobili.

Recensioni: visualizzate nei risultati di ricerca, aiutano i lettori a trovare facilmente le recensioni e ad aumentare il traffico sul tuo sito web per leggere la versione completa.

Azioni: si tratta di microdati pensati per identificare particolari azioni compiute da un agente nei confronti di un oggetto.

Avvia il test sui dati strutturati

Per capire se il tuo sito ha una buona struttura interna, puoi verificare la presenza dei markup, attraverso un rich snippet test. Google mette a disposizione un tool, ovvero lo “Strumento di test per i dati strutturati”.

Aprendo la pagina di testing, vedrai un box in cui inserire l’url o lo snippet di codice da analizzare.

Schermata strumento di test per i dati strutturati di Google

Una volta inserito l’indirizzo, verrai riportato nella pagina di verifica del tuo sito: sulla sinistra mostrerà il documento Html, sulla destra le voci rilevate con gli eventuali errori/avvisi.

Prova lo strumento di test per dati strutturati di Google.

In alternativa, puoi utilizzare altri due tool per eseguire il rich snippet test:

Il Rapporto sui Dati strutturati: un report disponibile su Google Search Console che verifica quali markup sono presenti sul sito e segnala gli eventuali errori;

Data Highlighter: una risorsa che aiuta il motore di ricerca a comprendere ed elaborare i dati strutturati, permettendo all’utente di evidenziare e taggare i data fields con il mouse;

Lavora sui featured Snippet, conquista la posizione 0.

Insieme ai markup, l’ottimizzazione dei contenuti rappresenta un fattore fondamentale, che può farti guadagnare la “posizione 0” all’interno della SERP.

Non il classico risultato, bensì un featured snippet. Cosa sono i featured snippet di Big G?

La risposta migliore è proprio quella fornita da Google:

“Quando un utente pone una domanda in Ricerca Google, la risposta restituita potrebbe essere mostrata in un riquadro speciale di snippet in primo piano nella parte superiore della pagina dei risultati di ricerca. Lo snippet in primo piano si distingue perché è valorizzato in modo da indirizzare l’attenzione dell’utente sulla pagina dei risultati.” 

Tenendo a mente questa definizione, puoi intuire quanto sia importante creare il contenuto migliore, quello che fornisce agli utenti la risposta giusta ai propri quesiti.

I featured snippet non sono annunci a pagamento. Google, dopo aver riconosciuto che la query è una domanda, seleziona in modo schematico le pagine che hanno la risposta precisa ed espone il contenuto più attinente nella tanto desiderata “posizione 0”.

Perché non ci sono rich snippet nel mio risultato?

In certi casi, i dati strutturati che hai inserito sul tuo sito potrebbero non apparire nei risultati di ricerca.

Ecco i principali motivi:

  • Non è un processo automatico: come la maggior parte dei risultati in ambito SEO, anche i markup non sono garantiti da Big G. Non è sufficiente inserire il codice nel sito.
  • I markup non rispettano gli standard di qualità: se non vengono rispettati i parametri di qualità, il colosso di Mountain View non mostrerà i tuoi feature snippet nei risultati di ricerca.
  • Non rispettano il contenuto della pagina: se i tuoi dati non rispecchiano i contenuti della pagina, danneggiando l’esperienza utente, Google non li mostrerà.
  • Linguaggio volgare: i tuoi markup non saranno mostrati se contengono un linguaggio volgare e irrispettoso.
  • Inserimento scorretto dei dati: questo è sicuramente uno dei motivi più comuni per cui i markup non sono mostrati. Spesso accade, ad esempio, nelle pagine con le sezioni Prodotto, Ricette ecc. L’errore più frequente è la chiusura prematura del codice.
  • Dominio non autentico: se Google ritiene che il tuo dominio sia poco affidabile non mostrerà i rich snippet nei risultati di ricerca.
  • Non è passato abbastanza tempo: il crawler, come per le tue pagine web, non scopre i markup istantaneamente, armati di una buona dose di pazienza in attesa che appaiano i rich snippet. 

Hai un Blog su WordPress?

Se possiedi un Blog su WordPress, puoi facilmente impostare i dati strutturati utilizzando uno dei centinaia di plugin disponibili. La buona notizia? La maggior parte è gratuita.

Controlla la nostra lista dei migliori plugin WordPress per i dati strutturati.

Fai il test dei dati strutturati col SEO Checker

Se vuoi, puoi verificare di aver implementato correttamente i dati strutturati nelle tue pagine anche con il SEO Checker di SEO Tester Online.

Fai in pochi secondi il test e assicurati di aver inserito i microdati di Schema.org per far apparire i rich snippet nei risultati di ricerca:

Verifica i dati strutturati del tuo sito con il SEO Checker.