Guida al Keyword List Manager
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SEO Tester Online
6 Aprile 2020

Guida al Keyword List Manager

Il Keyword List Manager è lo strumento SEO Tester Online che ti permette di raccogliere, gestire e condividere parole chiave in modo semplice e veloce.

Per entrare nel nostro tool di gestione di liste di keyword puoi cliccare qui oppure cliccare la rispettiva icona dello strumento nel menù laterale a sinistra.

 

Atterrerai su questa pagina.

Come creare una nuova lista

Qui potrai creare una nuova lista. Inizia scrivendo il nome che vuoi dare al tuo elenco di parole chiave cliccando in concomitanza della scritta “Scrivi il titolo della lista” (1) oppure clicca “scopri di più” (2) per visualizzare un breve slideshow in cui è spiegato come utilizzare lo strumento.

Per ultimare la realizzazione dell’elenco clicca “+ Crea lista”.

Il nostro software ti guiderà passo dopo passo nella creazione della miglior keyword list per le tue esigenze.

Clicca sulla scritta “Inserisci qui le keyword separate da virgola” (1) e digita le parole che vuoi inserire nella tua lista, e clicca invio o utilizza la virgola per confermare l’azione. Clicca “X” per eliminare una determinata parola chiave scritta in precedenza.

Se vuoi inserire parole presenti in un file .csv ti basterà cliccare il button bianco “Importa CSV”(2) e uploadare un file nel tuo pc.

Sulla destra puoi notare la percentuale di utilizzo della lista (3). Puoi aggiungere fino ad un massimo di 1000 keyword (in questo numero sono comprese le parole di tutti gli elenchi che hai creato o creerai all’interno della piattaforma).

Man mano che aggiungerai keyword la percentuale aumenterà, il numero di parole inseribili diminuirà e il cerchio si colorerà di verde, proprio come in questo caso illustrato.

Torniamo alla schermata precedente.

In qualsiasi puoi tornare alla schermata principale o allo step precedente cliccando “Torna indietro” (5) oppure puoi confermare le azioni intraprese cliccando “Prosegui” (6).

Dopo aver cliccato “Prosegui” ti reindirizzeremo in questa schermata in cui avrai la possibilità di scegliere uno o più paesi, in modo da analizzare e monitorare ogni parola chiave per diverse località.

Scrivi l’iniziale del paese per cui vuoi osservare le keyword metrics. Come puoi notare dall’immagine visualizzerai una select con le località (1), tra le 36 incluse, contenti quella lettera.

Usa la virgola o clicca il tasto invio per confermare l’operazione.

In basso a destra visualizza il numero di “Paesi selezionati” (2). In questo caso “1” sta per il numero di paesi selezionati invece “36” sta per le località che puoi ancora scegliere. 

Più inserirai paesi più aumenterà la percentuale di utilizzo della lista di keyword. Considera che se hai selezionato 10 keyword e 4 paesi il software calcolerà 40 keyword (10 per ognuno dei 4 paesi).

Clicca “Prosegui” per continuare.

Com’è strutturata la dashboard

In questa pagina sono contenute tutte le informazioni relative alle tue parole chiave preferite. Analizziamo questa schermata in dettaglio!

In alto a sinistra puoi visionare, accanto la scritta “Le tue liste di keyword” (1) il nome dato in precedenza al tuo elenco di parole.

Alla destra del nome della lista troverai 3 dati fondamentali per analizzare in modo complessivo il valore del tuo elenco.

Con Tot. Volume (2) si intendono i volumi di ricerca complessivi di tutte le keyword presenti nella lista. In questo caso le parole presenti nell’elenco hanno volumi di ricerca pari a “5,015,550”.

Ti ricordiamo che questo numero include i risultati di tutte le parole per tutte le località selezionate in fase di impostazione.

Come creare una lista di keyword efficace? Leggi la nostra guida per scoprirlo.

Con AVG CPC (3)  si intende “Average Cost per Click”, ovvero il costo medio di un clic degli utenti sulle ads contenenti le parole presenti in lista. L’ AVG CPC è calcolato in $ (US Dollar).

Con AVG KD (4) si intende “Average Keyword Difficulty” ovvero la difficoltà media delle parole chiave presenti nell’elenco. L’ AVG KD varia da 0 (difficoltà minima) a 100 (difficoltà massima).

Sempre a sinistra è presente una tabella in cui sono mostrate in modo più dettagliato le metriche relative ad ogni parola chiave.

Cliccando il quadrato vuoto alla sinistra di “Keyword” (1) selezionerai tutte le keyword disponibili all’interno della lista. Per sceglierne una specifica sarà sufficiente cliccare sul quadrato vuoto alla sinistra della parola (2). Per deselezionare ti basterà ricliccare il quadrato spuntato.

Con Volume (3) si intende Volume di ricerca” ovvero il numero medio di ricerche mensili nell’arco di 12 mesi in un determinato paese; una metrica utile per stimare il traffico potenziale per una certa keyword. 

Con Trend (4) si intende l’andamento delle ricerche di una determinata query nell’arco di un orizzonte di tempo più o meno ampio. Può essere crescente, decrescente o stabile.

Con AVG CPC (5)  si intende “Average Cost per Click”, ovvero il costo medio di un clic degli utenti sulle ads contenenti la keyword analizzata. L’ AVG CPC è calcolato in $ (US Dollar).

Con Comp (6) si intende Competition”, ovvero il livello di competizione per una determinata parola chiave nelle campagne  Pay-Per-Click (PPC).

Un livello di competizione più alta comporta un CPC maggiore per quella determinata keyword.

Con KD (7) si intende “Keyword Difficulty”, ovvero la difficoltà di classificarsi tra i primi 10 risultati per una determinata parola chiave.

La KD tiene conto di diversi fattori come l’autorevolezza dei siti web posizionati e del loro profilo backlink, ed è un elemento fondamentale di cui tenere conto in fase di keyword research.

Nel caso tu abbia creato una lista con molte keyword puoi ricercare una parola specifica con la rispettiva funzione (8).

Vuoi sapere più informazioni su una determinata parola chiave? Clicca “Cerca Keyword”; ti reindirizzeremo al nostro Keyword Explorer Tool.

Clicca “Cancella” (10) per eliminare una o più keyword dalla tua lista. Clicca “Copia” (11) per incollare le tue parole chiavi preferite altrove e clicca “Esporta CSV” (12) per scaricare le tue keyword in un file di tipo .csv.

Sulla parte destra della schermata invece puoi visionare quattro elementi. Procedendo con ordine:

Una select in cui puoi selezionare un paese tra quelli impostati nelle fasi precedenti. Cliccando infatti “Analizza lista” (1) potrai vedere in dettaglio le metriche per tutte le keyword in una determinata località.

Come condividere una lista

Puoi cliccare “Condividi lista” (2) per inviare l’elenco creato e le metriche connesse, a un tuo collaboratore o un tuo cliente. Una volta cliccato ti apparirà questo dialog.

Clicca “Copia” per copiare il link o clicca una delle icone sottostanti per condividere la tua keyword list sui social (Linkedin, Facebook o Twitter).

Tornando alla schermata precedente.

Scendendo puoi monitorare la “percentuale di completamento” (3) della tua lista nel grafico e il numero di parole chiave che puoi ancora inserire (in questo caso “960”).

Puoi inserire nuove parole quando vuoi cliccando il pulsante viola “+ Aggiungi keyword” (4).

Torna quando vuoi alla dashboard del Keyword List Manager cliccando l’icona sul menù laterale. Atterrerai su una pagina simile a questa. 

Nella parte sinistra ti verranno mostrate le liste di keyword create all’interno di una tabella.

Clicca il quadrato alla sinistra della parola “Lista keyword” (1) per selezionare tutti i tuoi elenchi. Sotto la scritta “Lista Keyword” (2) puoi visualizzare il nome delle tue liste. Al di sotto di “Limite lista” (3) osserva il massimo di numero di parole inseribili (in questo caso “1000”) rapportato al numero di parole inserite (in questo caso “40”). Per ogni elenco puoi inoltre vedere l’AVG KD (5), ovvero l’Average Keyword Difficulty, spiegata in precendenza, e la data dell’ultima modifica fatta (6).

Nel caso tu abbia creato più keyword list puoi ricercarne una specifica con la rispettiva funzione (7).

Clicca “Condividi lista” (8) per inviare l’elenco creato e le metriche connesse, a un tuo collaboratore o un tuo cliente.

Nel caso in cui decida di cliccare “…” (9) ti spunterà questo dialog con 4 opzioni.

Seleziona “Export CSV” (1) per esportare la tua lista in formato .csv, “Rinomina” (2) per dare un nuovo nome al tuo elenco, “Duplica” (3) per creare una copia della lista, “Cancella” (4) per eliminare l’elenco.

Vuoi cancellare una o più liste? Puoi anche cliccare il button bianco, in basso a destra sotto la tabella, “Cancella”.

Infine clicca “+ Crea lista” per aggiungere un nuovo elenco a quelli già presenti.

Speriamo che questa knowledge base ti sia stata utile. Per dubbi o domande, lascia un commento o contattaci a support@seotesteronline.com.

Google: non tradurre i nomi dei file immagine in più lingue

Hai un sito multilingua e fai uso delle stesse immagini su pagine con diverse localizzazioni?

John Mueller, Webmaster Trends Analyst di Google, ha fornito alcune utili indicazioni su come gestire il nome dei file immagini, per evitare di incorrere in contenuti duplicati agli occhi di Big G e semplificare il lavoro al loro crawler.

In occasione di un appuntamento del Google Webmaster Hangout su YouTube, Mueller ha risposto al dubbio di uno dei partecipanti riguardo i file immagini nei siti multilingua.

Google: ciascuna immagine dovrebbe avere un nome unico

Facciamo un esempio: hai un e-commerce all’interno del quale vendi dei prodotti in diversi paesi. Con tutta probabilità, utilizzerai le stesse immagini su pagine in lingue diverse. Stando a quanto confermato da John Mueller, mantenere un unico nome per l’immagine (senza quindi tradurlo per ogni lingua del sito) aiuterebbe il crawler di Google a scansionare più facilmente la pagina ed avrebbe di conseguenza effetti benefici sull’indicizzazione dell’immagine nella SERP.

Manterrei solo una versione. Utilizziamo il nome del file come un fattore di ranking minore per le immagini, mentre il testo è (un fattore, NdR) molto più forte. […] Se vediamo file multipli che portano allo stesso contenuto, come la stessa stessa immagine con più nomi, li tratteremo come duplicati e li racchiuderemo comunque in un unico URL.

In breve quindi, il crawler di Google finirebbe con l’interpretare le immagini con nome diverso come un unico file, impiegando però molte più risorse. Se vogliamo risparmiare crawl budget, utilizzare un unico nome per i file immagini in siti multilingua potrebbe essere un importante accorgimento da prendere in considerazione.

 

Come inserire i Rich Snippet su WordPress?

Hai un Blog WordPress e stai cercando un modo per inserire i rich snippet?

Bene, la tua ricerca è finita: in questo articolo scoprirai i migliori plugin per rich snippet su WordPress!

Se non sai cosa sono i rich snippet e quali benefici possono offrire al tuo sito web o Blog, ti consigliamo di dare un’occhiata alla nostra guida completa prima di proseguire nella lettura:

Rich Snippet: cosa sono e come usarli al meglio

Come saprai, per far apparire i rich snippet nei risultati di ricerca, occorre implementare i dati strutturati di Schema.org nelle pagine del tuo sito web.

Per fare ciò, occorre avere delle competenze tecniche di base.

Per fortuna, WordPress permette di ovviare a questo problema con i suoi innumerevoli plugin, semplificando di gran lunga il lavoro.

Ecco i migliori plugin per implementare i dati strutturati di Schema.org in pochi minuti e far apparire finalmente i rich snippet nei tuoi risultati di ricerca.

All In One Schema Rich Snippets

All In One Schema Rich Snippets Logo

All In One Schema Rich Snippets è uno dei plugin WordPress più utilizzati per creare rich snippet.

Il plugin è gratuito e supporta le seguenti tipologie di dati strutturati:

  • Eventi
  • Persone
  • Prodotti
  • Ricette
  • Software
  • Video
  • Articoli

In più, sono state annunciate integrazioni per:

  • Breadcrumbs
  • Business locali
  • Libri

Pur essendo ampiamente diffuso, All In One Schema Rich Snippets non è tra i plugin più completi disponibili sul mercato e non presenta molte opzioni di personalizzazione.

Ciononostante, resta un ottimo plugin gratuito che svolge egregiamente il proprio lavoro.

Schema Pro

Schema Pro Logo

Se sei alla ricerca di una soluzione più professionale e hai a disposizione del budget da destinare alla creazione di rich snippet, allora potresti valutare il plugin Schema Pro, che offre un’implementazione veloce di microdati per:

  • Articoli
  • Libri
  • Ricette
  • Prodotti
  • Corsi
  • Recensioni
  • Eventi
  • Business locali

Grazie ad un’interfaccia intuitiva e ad un processo di configurazione in tre step, potrai implementare in pochi secondi le tipologie di microdati che più ritieni attinenti al contenuto delle tue pagine.

Schema App Structured Data

Schema App Structured Data Logo

Schema App ti permette, in pochissimi step, di attivare automaticamente i markup di schema.org per tutte le pagine presenti nel tuo sito WordPress. 

Nello specifico, i markup che verranno attivati appartengono alle seguenti tipologie:

  • Pagina
  • Post
  • Ricerca
  • Autore
  • Categoria
  • Tag
  • Blog
  • Breadcrumb
  • Sito web

Se vuoi sfruttare a pieno le potenzialità di questo plugin, allora puoi acquistare la versione a pagamento per poter gestire:

  • Prodotti su WooCommerce
  • Link a Wikipedia e Wikidata
  • Widget per le recensioni
  • Post personalizzati

WP SEO Structured Data Schema

WP SEO Structured Data LogoSchema

WP SEO Structured Data Schema è un altro ottimo plugin che offre un vasto supporto per differenti tipologie di dati strutturati. 

I microdati supportati nella versione free appartengono alle seguenti categorie:

  • Organizzazioni
  • Business locali
  • News
  • Blog post
  • Eventi
  • Prodotti
  • Video
  • Servizi
  • Recensioni
  • Valutazioni
  • Ristoranti

In più, la versione a pagamento offre alcune interessanti feature come:

  • Funzione auto-completamento.
  • Supporto multi-sito.
  • Supporto ad ancora più tipologie di microdati.

WP SEO Structured Data Schema è un plugin estremamente completo e rappresenta un’ottima soluzione anche nella sua versione gratuita

WP Review Pro

WP Review Pro Logo

Se possiedi un Blog che contiene principalmente recensioni di prodotti o servizi, allora potrebbe tornarti utile un plugin più specifico.

È il caso di WP Review Pro, disponibile sia in versione gratuita che a pagamento, plugin WordPress ideale per integrare Rich Snippet per le recensioni.

WP Review Pro offre supporto per recensioni di:

  • Prodotti
  • Libri
  • Giochi
  • Film
  • Musica
  • Arte
  • Luoghi
  • Ricette
  • Ristoranti
  • Software
  • Negozi
  • Serie TV
  • Siti web

Essendo un plugin specifico per le recensioni, WP Review Pro offre diverse soluzioni di design personalizzato e sistemi di valutazione. 

Una feature particolarmente interessante di WP Review Pro – disponibile solo nella versione a pagamento – consiste nell’integrazione delle recensioni di Google Places sul tuo sito WordPress.

WP Product Review

WP Product Review Logo

In alternativa a WP Review Pro, WP Product Review è la soluzione ideale per integrare microdati specifici per recensioni. 

Tra le feature disponibili, WP Product Review offre:

  • Valutazioni personalizzate
  • Tavole di comparazione
  • Shortcode per le recensioni
  • Liste di prodotti
  • Recensioni scritte dai visitatori

Il plugin è estremamente intuitivo e altamente personalizzabile, anche se un po’ scarno dal punto di vista grafico.

WP Product Review è disponibile sia in versione gratuita che a pagamento ed è un’ottima soluzione per portali di recensioni e blog che pubblicizzano prodotti attraverso le affiliazioni.

Vuoi verificare se hai implementato correttamente i dati strutturati?

Sia che tu abbia utilizzato dei plugin di WordPress o abbia optato per inserire manualmente i dati strutturati lavorando sul codice della tua pagina web, è importante accertarsi di averli implementati correttamente.

Puoi verificare di aver inserito correttamente i dati strutturati con il nostro tool SEO Checker, in maniera totalmente gratuita:

Usa il nostro SEO Checker!

Strumento di test per i dati strutturati

Un altro tool da avere sempre a portata di mano è lo strumento di test per i dati strutturati di Google. 

Per testare la corretta implementazione dei dati strutturati, basterà inserire l’URL della pagina da testare o lo snippet di codice da analizzare.

Schermata strumento di test per i dati strutturati di Google

Il tool ci mostrerà i microdati inseriti nella pagina e la relativa tipologia, avvisandoci su eventuali errori che potrebbero derivare da una loro scorretta implementazione.

Provalo subito.

White Hat, Gray Hat e Black Hat SEO: quali sono le differenze?

La SEO è una materia vasta, complessa e ricca di sfumature. 

Ecco perché i professionisti SEO suddividono le pratiche di ottimizzazione per i motori di ricerca in tre grandi categorie:

  • White Hat SEO
  • Gray Hat SEO
  • Black Hat SEO

Se ti occupi di SEO, anche tu con tutta probabilità stai mettendo in pratica delle attività che potrebbero rientrare in uno dei gruppi appena elencati. Vediamo nel dettaglio ciascuna classificazione e le relative caratteristiche.

White Hat SEO

Le pratiche di White Hat SEO sono messe in atto da professionisti che si occupano di ottimizzare siti web seguendo le linee guida fornite da Google e dagli altri motori di ricerca, svolgendo in questo modo un lavoro trasparente ed eticamente corretto.

Il White Hat SEO gioca “secondo le regole” e non cerca di aggirarle sfruttando le imperfezioni dell’algoritmo o tentando di danneggiare i propri competitor.

Fare SEO White Hat è la soluzione migliore per chi vuole giocare puntando sui risultati di lungo periodo e non vuole rischiare di mandare in fumo tutto il lavoro dopo un normale aggiornamento dell’algoritmo di Google o in seguito ad un qualche tipo di penalizzazione o azione manuale.

I risultati, in genere, sono più lenti ad arrivare, ma sono anche i più duraturi.

Alcuni esempi di White Hat SEO

  • Keyword Research;
  • Ottimizzare il sito web per migliorarne l’esperienza utente;
  • Inclusione naturale di parole chiave nei tag title e heading, nel contenuto, nell’alt text e nell’anchor;
  • Creare contenuti a intervalli regolari;
  • Creare contenuti di qualità per soddisfare i bisogni degli utenti.

Black Hat SEO

Se l’espressione “White Hat” è associata ad un approccio al lavoro etico e “secondo le regole”, è facile immaginare che la Black Hat SEO sia l’esatto opposto.

Infatti, per Black Hat SEO intendiamo un approccio alla SEO volto ad ottenere il miglior risultato nel minor tempo possibile, sfruttando qualunque mezzo, comprese tecniche per manipolare la SERP e gli algoritmi dei motori di ricerca e attività alcune volte anche al limite con la legge (come nel caso di importanti attività volte a svantaggiare direttamente i competitor).

Quali sono le conseguenze di un lavoro del genere?

Sicuramente, se le tecniche Black Hat sono state attuate correttamente, daranno ottimi risultati in tempi molto più brevi rispetto a quelle White Hat. Tuttavia, si tratta sempre di strategie temporanee e ad avere la meglio è, prima o poi, il motore di ricerca, alla costante ricerca di questo genere di violazioni.

Il risultato?

Il sito web penalizzato scompare dai risultati di ricerca.

Alcuni esempi di Black Hat SEO

  • Keyword Stuffing (pratica ormai superata)
  • Creare PBN (Private Blog Network)
  • Fare uso di doorways
  • Cloaking
  • Contenuti duplicati

Gray Hat SEO

Il nostro approccio alla SEO non deve però essere necessariamente bianco o nero. Esistono, anche in questo caso, le dovute vie di mezzo.

Le tecniche Gray Hat di fatto non violano le linee guida di Google, ma potrebbero comunque non essere viste di buon occhio dal motore di ricerca.

Si tratta in sostanza di strategie difficili da rilevare per l’algoritmo e che cercano di migliorare il posizionamento di un sito web in un modo non del tutto naturale.

Alcuni esempi di Gray Hat SEO

  • Attuare pratiche moderate di Link Building.
  • Aggiornare la data degli articoli per farli apparire “nuovi”
  • Pubblicare contenuti preesistenti modificandoli utilizzando parole simili

White Hat Vs Black Hat

La SEO è un campo altamente trasversale ed un professionista deve possedere un set di competenze molto eterogeneo per lavorare in maniera adeguata.

Ma la SEO non è solo tecniche e strategie: una parte importante di questo lavoro deriva proprio da questioni di natura etica, come abbiamo visto in questo articolo. La scelta sul come mettere in pratica le tue attività di ottimizzazione spetta solo a te…

Userai la SEO in maniera diligente o passerai al lato oscuro? 

Studia la SEO

Se sei agli inizi del tuo percorso per diventare un esperto SEO, ti consigliamo di partire dalla nostra guida introduttiva alla SEO, che ti darà una panoramica complessiva del mondo dell’ottimizzazione per motori di ricerca.

Buono studio!

Guida al SEO Copywriting

E così, hai deciso di diventare un copywriter. Un SEO Copywriter, addirittura.

Buon per te! Sei pronto a lavorare su piani editoriali e sulla ricerca di parole chiave? Sei pronto a farti strada attraverso i title tag, gli headings e l’editing?

Eccellente. In questo articolo potresti imparare qualcosa su questo mestiere.

Definizione di SEO copywriting

Il SEO copywriting è l’attività di scrittura di contenuti per le persone e per motori di ricerca. No, non solo motori di ricerca. Abbiamo detto entrambi. Se scrivi per gli esseri umani e fornisci loro informazioni utili, stai già scrivendo per i motori di ricerca. Hai solo bisogno di prestare un po’ più di attenzione ad alcuni dettagli.

A questo punto, ti chiederai: che cosa rende i miei articoli ottimizzati per la SEO?

Qui troverai tutte le risposte. Analizzeremo tutte le fasi di un buon SEO copywriting. Cominciamo con le cose che devi fare prima di iniziare a scrivere.

SEO Copywriting: cosa fare prima di scrivere

Allora, stai fremendo per scrivere il tuo primo post sul blog? Va bene, ma aspetta un attimo. Prima di iniziare a scrivere, dovresti fare un po’ di ricerca su ciò che dovresti scrivere.

Fatti qualche domanda.

  • Cosa può essere interessante per il tuo pubblico?
  • Quali sono gli argomenti più caldi nel vostro settore?
  • Di cosa scrivono i tuoi concorrenti e come?
  • Qual è la tua unicità?

Non possiamo rispondere noi per te, ma possiamo insegnarti come trovare le risposte. Stai per imparare a:

  • preparare il brief;
  • fare la ricerca delle parole chiave e creare il piano editoriale;
  • scegliere il tono giusto;
  • costruire la struttura.

Come fare il brief

Che tu stia lavorando per un cliente o per il tuo brand, ci sono alcune domande che dovresti porre al tuo cliente (o a te stesso). Queste domande (e le loro risposte) costituiscono il brief, un documento che vi guiderà nella creazione del piano editoriale:

  • In quale settore stai lavorando?
  • Qual è il tuo obiettivo di business?
  • Perché qualcuno dovrebbe scegliere te rispetto a un concorrente?
  • Chi sono i tuoi concorrenti?
  • Sai quali azioni ti permetteranno di far crescere la tua attività? (aumentare i lead, conquistare un’altra quota di mercato, rebranding…)
  • Come vuoi raggiungere i tuoi goal attraverso il blog?
  • Conosci i tuoi punti di forza e di debolezza?
  • Quali sono le caratteristiche uniche del tuo prodotto o servizio?

Se lavori per qualcun altro, potrebbe essere un bel compito ottenere informazioni. Alcune aziende non hanno idea di cosa siano e di dove vogliano andare.

Poi devi scegliere cosa vuoi scrivere. Una volta deciso il tema generale, è necessario trovare gli argomenti per i singoli articoli. In breve, è necessario un piano editoriale.

Che cos’è il piano editoriale?

Il piano editoriale è l’elenco degli argomenti e degli articoli che li affronteranno. È uno strumento essenziale per il tuo lavoro di SEO copywriting. È un promemoria di chi sei, di chi è il tuo pubblico e di come lo terrai vicino a te e interessato ai tuoi contenuti. 

Come crearlo

Il modo più comune per creare un piano editoriale consiste nell’aprire un nuovo foglio di calcolo. Lì, si inseriscono gli argomenti primari e secondari di ogni post del blog.

Come trovare gli argomenti?

Prima di tutto, tieni presente chi è il tuo pubblico. Cosa potrebbe interessare al tuo target? Così avrai un’idea dell’argomento generale. 

Quindi, chiediti l’intento di ricerca che vuoi intercettare.

Ora sei pronto per la ricerca di parole chiave!

Ricerca di parole chiave

Prima di tutto, tieni a mente una cosa importante. Con il lancio di Hummingbird, la ricerca su Google è diventata semantica. Ciò significa che Google ora restituisce risultati basati sull’argomento, più che sulla query. 

Quindi, chiediti se la parola chiave che hai scelto è rilevante.

  • Per il vostro obiettivo;
  • Per i prodotti o i servizi che offri.

Tieni il tuo brief a portata di mano come promemoria.

Inoltre, se la parola chiave:

  • È rilevante;
  • È long tail;
  • Ha una bassa concorrenza;

È quella giusta!
Inoltre, mettiti nei panni del tuo lettore, prova a formulare una query che potrebbe digitare su Google, la cui risposta dovrebbe essere il tuo sito.

Quindi, individuare il bestseller (il suo nome comune, per esempio: “gelateria”), quindi espandere la parola chiave con delle specificità: “gelateria a Hawkings”, “sala gelateria a tema marinaro” ecc.

Come fare la ricerca di parole chiave

I SEO copywriter possono contare su un buon numero di strumenti utili e gratuiti per fare la loro ricerca di parole chiave e controllare cose come il volume e la concorrenza.

  • Ricerca Google e ricerche correlate: inizia scrivendo l’argomento che ti interessa sulla barra di Google. I suggerimenti per la ricerca possono darti un suggerimento della parola chiave long tail che potresti voler usare.
    Inoltre, le ricerche correlate possono fornire un buon numero di parole chiave secondarie.
    Tieni presente che, oltre alla parola chiave, puoi usare i sinonimi per rendere la tua lettura più fluida.
  • Ubersuggest: può dirti quanto volume e concorrenza ha una parola chiave.
  • Answer the public: può fornirti nuove idee per le parole chiave, sotto forma di domande.
  • Google Trends: con questo strumento, puoi scoprire l’interesse su un determinato argomento o parola chiave nel tempo. In questo modo, è possibile determinare se il post che stai per scrivere affronta un argomento caldo o meno.

Usa Keyword Explorer!

È possibile utilizzare tutti gli strumenti di cui sopra e avere ottimi risultati.

In alternativa, è possibile utilizzare il nostro nuovo Keyword Explorer.

Keyword Explorer Tool SEO Tester Online

Porta le funzioni di questi strumenti in un unico tool. Con esso, puoi scoprire le parole chiave principali e secondarie risparmiando tantissimo tempo.

Scrivi con gusto: scegli il formato

Ora devi decidere la natura dell’articolo che stai per scrivere. Qual è il suo formato? Sarà lungo e piena di informazioni? O breve? Rick Burnes di Hubspot ha la ricetta perfetta.

  • 🥣 post cereali: post utili e brevi con un alto coinvolgimento e una pubblicazione quotidiana, come le ricette. Assicurati che siano utili e coinvolgenti;
  • 🥬 post spinaci: articoli che ti rendono un opinion leader. La maggior parte delle volte sono opinioni a proposito del vostro settore di riferimento;
  • 🍖 post polpettone: post molto lunghi pieni di informazioni. Ci vuole molto tempo per scriverli e leggerli, come quello che stai leggendo. Possono aumentare la tua reputazione e ottenere una buona traction.
  • 🌶 post tabasco: danno pepe alla conversazione lanciando messaggi controversi e spesso divisivi. Hanno, la maggior parte delle volte, un titolo audace e incendiario.
  • 🍫 post torta al cioccolato: articoli spensierati. Parlano di cose divertenti con video e fumetti. Mirano a intrattenere il lettore e aggiungere un po’ di leggerezza al vostro piano editoriale.

Allora, che tipo di articoli dovresti scrivere? Il nostro consiglio è un po’ di ciascuno; solo tu conosci la giusta quantità per ogni ingrediente. Vacci piano con tutto quel tabasco, comunque.

Puoi anche aggiornare i tuoi post “spinaci” e “polpettone” con nuove informazioni invece di scriverne di nuovi. In questo modo, avete i vostri articoli pillar.

Struttura

C’è l’ultima cosa da fare prima di iniziare a scrivere. Preparare la struttura del tuo articolo. Può sembrare una perdita di tempo, in realtà ne risparmierai parecchio.

La struttura è un semplice documento di testo in cui si delinea ciò che si sta per scrivere.

  • Inizia con la call to action se ne hai una. È un ottimo modo per indirizzare la tua scrittura nella giusta direzione.
  • Crea un elenco di paragrafi. Utilizza i titoli che desideri utilizzare nel tuo articolo. Dal momento che stiamo parlando di SEO copywriting, specifica gli heading.
  • Delinea gli argomenti che vuoi trattare sotto ogni titolo di paragrafo.

Cosa fare quando si scrive

Se non ti sei arreso al lavoro preliminare, abbiamo una buona notizia: è il momento di scrivere.

In questo paragrafo, scopriremo ciò che rende eccellente il SEO copywriting, dai titoli al giusto uso di parole chiave.

Anatomia di un titolo SEO-friendly

Abbiamo già parlato di tag title e heading per la SEO. Ecco un rapido promemoria. 

  1. Chiediti: “qual è il mio obiettivo?”, “Chi sono i miei lettori? “, “Che cosa stanno cercando?”.
  2. Gli heading devono includere la parola chiave principale o quelle correlate. Devono avere un senso anche per gli umani.
  3. Evita il keyword stuffing, ovvero la ripetizione eccessiva della stessa parola chiave.
  4. Gli heading seguono un ordine decrescente: inizia con un tag H1e continua con H2, H3 e così via.
  5. Utilizza un solo tag H1.
  6. Considera sempre la keyword prominence e la keyword proximity.
  7. Il titolo SEO deve essere lungo meno di 70 caratteri e 12 parole.

Inoltre, alcune caratteristiche rendono i titoli più convincenti.

  • Promessa di un benedicio (“aumenta le tue entrate con questa semplice regola”);
  • How-tos;
  • Numeri (“le dieci regole per…”)
  • Domande (Vuoi diventare ricco mentre dormi?”);
  • Empatia/problema condiviso (“so come ci si sente quando si è single e al verde”);
  • Verso il piacere (“prova a non ridere!”)
  • Lontano dal dolore (“non devi rimanere bloccato in un lavoro che odi”).

Evitare il ripieno di parole chiave

Il SEO Copywriting non è solo una questione di scrivere le giuste parole chiave più volte possibile.

Il SEO Copywriting si fa scrivendo bene. E utilizzando le parole chiave, certo. Ma devi concentrarti sul produrre qualcosa di utile e facile da leggere. I motori di ricerca lo apprezzano. Quello che non apprezzano è la ripetizione delle stesse frasi più e più volte.

Invece di abbandonarti al keyword stuffing dissennato, utilizza sinonimi. Google li riconosce. E penalizza il keyword stuffing, tra l’altro.

Occhio al linguaggio!

Speriamo di aver sottolineato abbastanza l’importanza di scrivere bene. Ma cosa puoi fare? Ecco alcuni suggerimenti di nientemeno che Stephen King, nel suo libro “On Writing“.

Usa un vocabolario semplice

Non c’è motivo di vestire la tua lingua di parole pompose e pretenziose. Qualunque cosa tu stia scrivendo, il tuo obiettivo è comunicare, dopo tutto. Ed è più facile farlo quando si usano parole che chiunque può capire.

Usare la grammatica semplice

Lo stesso vale per la grammatica. Qualunque sia la vostra padronanza (e quella del lettore) con le regole della lingua, probabilmente è troppo tardi per apportare miglioramenti significativi alle vostre competenze.

Quindi, cercate di scrivere il più semplice possibile. È possibile scrivere la maggior parte dei post del blog con tempi e frasi lineari. 

Tutto ciò di cui hai bisogno sono due cose: un soggetto che compie l’azione e l’azione stessa. Il verbo esprime l’azione. Nient’altro.

Ha funzionato per Hemingway, e ha vinto un premio Nobel. Può funzionare anche per te.

Scrivi frasi brevi

Puoi anche scrivere frasi più lunghe. Ma cerca di mantenerti breve. Ogni frase deve contenere solo un’informazione.

Suddividi il testo in paragrafi.

E tenerli ben separati. Provare a visualizzare un blocco di testo senza spazi vuoti tra i paragrafi. Non c’è nemmeno bisogno di leggerlo per sapere che sta per essere piuttosto una sfida. 

Utilizza la forma attiva per dare più azione alla frase.

Mr. King scrive: “Due pagine di voce passiva […] mi fanno venire voglia di urlare. È debole, è contorta, ed è anche tortuosa.

Evita gli avverbi

Come voce passiva, anche gli avverbi rendono il tuo linguaggio debole. Inoltre, sono spesso superflui e fanno pensare al lettore che non sei sicuro di ciò che scrivi. 

Cercate di eliminare tutti gli avverbi da qualsiasi testo. C’è una buona probabilità che il significato non subirà alcuna perdita.

Usa gli elenchi ordinati

Rendono la lettura più confortevole e a Google piacciono molto. Pensa a come ti vengono mostrati i featured snippet.

Circolarità

Puoi usare una metafora o qualsiasi altra figura retorica all’inizio dell’articolo. Poi usala per tutto il tuo post: un po’ nel mezzo e soprattutto alla fine. Funziona come filo conduttore e rende la lettura coinvolgente.

Cosa fare dopo la scrittura

Ora hai finito di scrivere. Pronto per la pubblicazione? Aspetta un altro po’. Supponendo che tu abbia fatto un’eccellente correzione delle bozze, ci sono ancora alcune cose da fare.

  • Crea uno snippet ottimizzato, con un buon titolo SEO e una buona meta description auto-esplicativa con la giusta call to action;  
  • Ottimizza l’Open Graph;
  • Utilizza immagini coerenti con l’argomento e scrivi alt-text per descrivere ciò che mostrano
  • Condividi il tuo articolo sui tuoi social network;

Utilizza il SEO Editor

Mentre il Keyword Explorer è il tuo compagno in fase di pre-scrittura, il SEO Editor è perfetto per le fasi di scrittura e post-scrittura. Ha tutto quello che ha il tuo programma di scrittura, con in più tantissimi strumenti per i SEO copywriter. Con SEO Editor puoi:

  • selezionare le parole chiave primarie e secondarie;
  • controllare quanto il testo è SEO-friendly in tempo reale;
  • modificare snippet e Open Graph;
  • controllare la densità delle parole chiave.

Rich Snippet: cosa sono e come usarli al meglio

La SERP è in continua evoluzione e, nel tempo, è diventata uno dei principali campi di battaglia per guadagnarsi l’attenzione degli utenti.

Per ottenerla però non è più sufficiente ottimizzare esclusivamente elementi come il titolo e la meta description ma serve mettere in atto pratiche di ottimizzazione più profonde.

È proprio in questi casi che entrano in gioco i rich snippet.

Che cosa sono i Rich Snippet?

I rich snippet sono degli elementi che arricchiscono i risultati di ricerca con informazioni visualizzabili già dalla SERP. 

Qualche esempio?

Valutazioni di un prodotto, prezzo, nome dell’autore: sono tutti elementi che vanno a comporre uno rich snippet.

Rich Snippet digitando torta di mele

Ma a cosa servono davvero i rich snippet?

Mediamente, i risultati contenenti un rich snippet godono di un Click-through Rate più alto rispetto ai risultati sprovvisti all’interno della stessa SERP, poiché la presenza di tali elementi incoraggia l’interazione dell’utente.

Curare lo Snippet per presentarsi al meglio sulla pagina dei risultati Google è quindi utilissimo per la SEO. Questo perché i siti web con una buona organizzazione dei dati strutturati permettono al crawler una “lettura” più profonda delle pagine.

Risultato? Google mostrerà i Rich Snippet tra i risultati, favorendo un aumento del CTR.

I dati strutturati

I dati strutturati sono delle particolari tipologie di dati pensati con lo scopo di aiutare i motori di ricerca a comprendere meglio determinate informazioni. 

Implementare i dati strutturati è indispensabile per arricchire lo snippet dei tuoi risultati di ricerca. 

Ma dove possiamo trovare i dati strutturati?

Google, Yahoo, Bing e Yandex su questo fronte hanno unito le forze e creato un vocabolario di dati strutturati, valido per ogni tipologia di informazione che desideriamo implementare in una data pagina web.

Le tipologie di dati strutturati sono differenti e utili in contesti differenti.

Vediamo alcuni esempi di dati strutturati:

Lavori creativi: è il caso di libri, film, canzoni, serie tv e altre opere creative. 

Oggetti integrati non testuali: validi per audio, immagini, video.

Eventi: questi microdati aiutano gli utenti a scoprire le iniziative locali più interessanti, tramite i risultati di ricerca e Google Maps.

Salute e medicina: questa tipologia comprende informazioni su medicinali, patologie, sintomi, articoli scientifici o consigli su terapie.

Organizzazioni: raccolta di dati strutturati per scuole, organizzazioni non organizzative, club etc.

Persone: valido per le persone (attualmente in vita, morte, immaginarie), contenente informazioni come nome, data di nascita, genere, altezza e tantissime altre.

Località: è il caso di tutte quelle entità associate ad un luogo fisico (come per le attività locali).

Prodotti: attiva un badge sull’immagine nei risultati di ricerca per dispositivi mobili.

Recensioni: visualizzate nei risultati di ricerca, aiutano i lettori a trovare facilmente le recensioni e ad aumentare il traffico sul tuo sito web per leggere la versione completa.

Azioni: si tratta di microdati pensati per identificare particolari azioni compiute da un agente nei confronti di un oggetto.

Avvia il test sui dati strutturati

Per capire se il tuo sito ha una buona struttura interna, puoi verificare la presenza dei markup, attraverso un rich snippet test. Google mette a disposizione un tool, ovvero lo “Strumento di test per i dati strutturati”.

Aprendo la pagina di testing, vedrai un box in cui inserire l’url o lo snippet di codice da analizzare.

Schermata strumento di test per i dati strutturati di Google

Una volta inserito l’indirizzo, verrai riportato nella pagina di verifica del tuo sito: sulla sinistra mostrerà il documento Html, sulla destra le voci rilevate con gli eventuali errori/avvisi.

Prova lo strumento di test per dati strutturati di Google.

In alternativa, puoi utilizzare altri due tool per eseguire il rich snippet test:

Il Rapporto sui Dati strutturati: un report disponibile su Google Search Console che verifica quali markup sono presenti sul sito e segnala gli eventuali errori;

Data Highlighter: una risorsa che aiuta il motore di ricerca a comprendere ed elaborare i dati strutturati, permettendo all’utente di evidenziare e taggare i data fields con il mouse;

Lavora sui featured Snippet, conquista la posizione 0.

Insieme ai markup, l’ottimizzazione dei contenuti rappresenta un fattore fondamentale, che può farti guadagnare la “posizione 0” all’interno della SERP.

Non il classico risultato, bensì un featured snippet. Cosa sono i featured snippet di Big G?

La risposta migliore è proprio quella fornita da Google:

“Quando un utente pone una domanda in Ricerca Google, la risposta restituita potrebbe essere mostrata in un riquadro speciale di snippet in primo piano nella parte superiore della pagina dei risultati di ricerca. Lo snippet in primo piano si distingue perché è valorizzato in modo da indirizzare l’attenzione dell’utente sulla pagina dei risultati.” 

Tenendo a mente questa definizione, puoi intuire quanto sia importante creare il contenuto migliore, quello che fornisce agli utenti la risposta giusta ai propri quesiti.

I featured snippet non sono annunci a pagamento. Google, dopo aver riconosciuto che la query è una domanda, seleziona in modo schematico le pagine che hanno la risposta precisa ed espone il contenuto più attinente nella tanto desiderata “posizione 0”.

Perché non ci sono rich snippet nel mio risultato?

In certi casi, i dati strutturati che hai inserito sul tuo sito potrebbero non apparire nei risultati di ricerca.

Ecco i principali motivi:

  • Non è un processo automatico: come la maggior parte dei risultati in ambito SEO, anche i markup non sono garantiti da Big G. Non è sufficiente inserire il codice nel sito.
  • I markup non rispettano gli standard di qualità: se non vengono rispettati i parametri di qualità, il colosso di Mountain View non mostrerà i tuoi feature snippet nei risultati di ricerca.
  • Non rispettano il contenuto della pagina: se i tuoi dati non rispecchiano i contenuti della pagina, danneggiando l’esperienza utente, Google non li mostrerà.
  • Linguaggio volgare: i tuoi markup non saranno mostrati se contengono un linguaggio volgare e irrispettoso.
  • Inserimento scorretto dei dati: questo è sicuramente uno dei motivi più comuni per cui i markup non sono mostrati. Spesso accade, ad esempio, nelle pagine con le sezioni Prodotto, Ricette ecc. L’errore più frequente è la chiusura prematura del codice.
  • Dominio non autentico: se Google ritiene che il tuo dominio sia poco affidabile non mostrerà i rich snippet nei risultati di ricerca.
  • Non è passato abbastanza tempo: il crawler, come per le tue pagine web, non scopre i markup istantaneamente, armati di una buona dose di pazienza in attesa che appaiano i rich snippet. 

Hai un Blog su WordPress?

Se possiedi un Blog su WordPress, puoi facilmente impostare i dati strutturati utilizzando uno dei centinaia di plugin disponibili. La buona notizia? La maggior parte è gratuita.

Controlla la nostra lista dei migliori plugin WordPress per i dati strutturati.

Fai il test dei dati strutturati col SEO Checker

Se vuoi, puoi verificare di aver implementato correttamente i dati strutturati nelle tue pagine anche con il SEO Checker di SEO Tester Online.

Fai in pochi secondi il test e assicurati di aver inserito i microdati di Schema.org per far apparire i rich snippet nei risultati di ricerca:

Verifica i dati strutturati del tuo sito con il SEO Checker.

Heading Tag: cosa sono?

Qual è la prima cosa che noti navigando tra le pagine di un sito o di un blog? Quasi sicuramente, il titolo.

Il motivo è semplice: il titolo serve a far capire in maniera rapida agli utenti e a Google gli argomenti trattati nel testo di una pagina web.

È importante utilizzare correttamente il tag title, gli h1, h2  e gli altri heading tag ai fini SEO per comunicare efficacemente ai propri utenti gli argomenti trattati nella pagina e per ottenere un miglior posizionamento sui motori di ricerca.

Ecco perché dovresti imparare a creare heading tag efficaci.

I tipi di heading tag da usare per mostrare ordinatamente i tuoi contenuti:

  • Tag h1: l’intestazione che più di tutte dovrebbe rappresentare l’argomento principale di una pagina. I motori di ricerca gli attribuiscono un buon valore, quindi presta molta attenzione affinché sia efficace e coerente con la parola chiave obiettivo che hai scelto per ottimizzare il tuo testo.
  • Tag h2: coincide con i titoli dei paragrafi di una pagina, fornendo un’indicazione degli argomenti trattati. La loro sequenza logica dovrà essere chiara e coerente.
  • Tag h3: rappresentano i sottotitoli dei paragrafi. Vanno inseriti quando l’argomento trattato ha bisogno di approfondimenti. Un segnale decisamente positivo per la tua credibilità.
  • Tag h4, h5, h6: sono le intestazioni meno utilizzate in una pagina, perché indicano ulteriori approfondimenti del topic in questione.

Perché usare gli heading tag?

Inserire i tag heading è un po’ come inserire i titoli in un libro: servono ad orientare il lettore durante la navigazione della pagina.

Ci sono però alcune differenze di base tra la lettura di un libro e quella di una risorsa sul web: il momento, il contesto e il bisogno

Se nel primo caso siamo di fronte ad un appassionato, nel secondo ci troviamo davanti ad una persona impegnata, magari in viaggio sulla metro e assalita da mille distrazioni.

Serve, quindi, strutturare l’informazione al meglio e renderla più chiara possibile.

Gli heading tag nascono proprio per organizzare il contenuto di una pagina web, migliorare la leggibilità dei testi e l’usabilità, attirando anche il più distratto dei lettori.

Come ottimizzare gli Heading Tag?

Ottimizzare i tag di intestazione di una pagina web richiede attenzione su diversi aspetti:

  1. Qualunque sia il motivo per il quale stai scrivendo per il web, sia che tu stia lavorando ad un blog personale, sia che tu lo stia facendo per un sito aziendale, ciò che dovresti chiederti prima di tutto è: “Quali obiettivi voglio raggiungere?”, “Chi saranno i miei lettori?”, “Quali informazioni cercano?” “Perché dovrebbero leggere i miei articoli? “;
  2. Se stai scrivendo per posizionare i tuoi testi, gli heading tag dovrebbero contenere la parola primaria, o le sue correlate, non dimenticando l’aspetto umano. I titoli devono sempre avere un senso compiuto ed incuriosire il lettore;
  3. Evita il keyword stuffing, ovvero l’uso eccessivo della stessa parola chiave anche all’interno di titoli della tua pagina. Gli spider dei motori di ricerca individuano facilmente questa pratica e potrebbero penalizzarti;
  4. Gli heading tag seguono un ordine di importanza decrescente. Quindi, parti dal tag h1, per poi passare agli h2, h3 e così via;
  5. Nonostante non ci sia alcuna direttiva ufficiale, è buona prassi utilizzare un solo tag h1 (un libro con più titoli non è mai il massimo), eccezion fatta per una pagina suddivisa in “sections”: in quel caso ogni section potrà legittimamente avere un h1. Diversamente, un testo può sempre contenere più di un h2, h3… h6. Ricorda però di non saltare alcun livello;
  6. Non dimenticare i concetti di keyword prominence e keyword proximity.

Cos’è il tag <Title>

Per creare dei titoli perfetti, oltre agli heading tag, sicuramente dovrai concentrarti sul tag title, anch’esso molto importante per l’ottimizzazione SEO.

Lo si trova nel codice HTML compreso tra i tag <title> e </title>  e il suo obiettivo è quello di informare Google e gli utenti del motore di ricerca sugli argomenti della tua pagina.

Il tag title, infatti, non viene mostrato sulla tua pagina, ma è parte integrante del tuo snippet e verrà mostrato nei risultati di ricerca insieme all’url e alla meta descrizione.

Title Tag Snippet SEO Tester Online

Ricorda di riassumere in maniera chiara ed accattivante cosa troveranno gli utenti una volta che avranno cliccato sul tuo risultato sul motore di ricerca e ricorda anche di utilizzare la parola chiave principale che hai scelto come target per la tua pagina web.

Differenza tra title e h1

Cosa distingue il tag title dal tag h1?

Entrambi sono i titoli attribuiti alla pagina, tanto che i rispettivi testi potrebbero coincidere.

Ricorda che il primo, il tag title, appare nella SERP (i risultati sui motori di ricerca), mentre il secondo titolo è quello che si vedrà all’interno della tua pagina. 

Per il title è consigliabile rientrare all’interno di 65-70 caratteri, per fare in modo che il title sullo snippet visualizzato sul motore di ricerca non venga troncato. 

Più precisamente, Google calcola il numero di pixel e non dei caratteri (quindi ad esempio una “m” impiegherà più pixel di una “i”). 65-70 caratteri equivalgono grossomodo al numero di pixel concessi (di norma intorno ai 400 px).

Per l’h1, invece, non si è tenuti a rispettare questo limite. In più, puoi aggiungere ulteriori sfumature di significato al contenuto, non presenti nell’intestazione dello Snippet.

Diversificare questi due elementi, rendendoli leggermente diversi ma coerenti, potrebbe aumentare le probabilità di intercettare intenti di ricerca differenti, posizionarsi su parole chiave diverse e generare maggiore traffico sul tuo sito web.

Come usare h2 e h3

Ritornando alla metafora dei libri cartacei, se l’h1 è il titolo del tuo libro, gli h2 corrispondono ai capitoli e gli h3 alle intestazioni dei paragrafi.

Confrontare i due heading e chiedersi quale sia il più incisivo è un approccio errato, perché equivale a chiedersi: cosa è più efficace tra il titolo di un capitolo e quelli dei suoi paragrafi?

Per una buona lettura è necessario che tutte le intestazioni siano efficaci e coerenti. Stesso discorso vale per la scelta dei tag heading in una pagina web.

Come costruire un indice interno degli heading tag

Un dettaglio da non sottovalutare sugli heading tag è che possono diventare i punti del menu interno. Questo è possibile grazie alle ancore.

Oltre ad agire sul codice, puoi utilizzare diversi plugin per trasformare i titoli in link, che andranno a costruire un menu interno.

I benefici sono due:

  1. Google intercetta le ancore interne e le rende visibili nella SERP, portandoci potenzialmente dei benefici in termini di traffico organico.
  2. Darai  un vantaggio di usabilità ai tuoi utenti, che in questo modo otterranno informazioni più chiare e complete.

Cosa non fare con gli heading tag? Parla Google

Se fino ad ora abbiamo soprattutto parlato di “cosa andrebbe fatto”, adesso è arrivato il momento di fare un accenno a “cosa non dovresti mai fare”. Per trattare questo punto ti riportiamo le direttive di Google.

Ecco cosa non fare con gli header: 

  1. Inserire del testo inutile.
  2. Utilizzare heading tag nel posto sbagliato.
  3. Inserire in modo scorretto la dimensione di un’intestazione rispetto all’altra.
  4. Fare un uso eccessivo di header all’interno della stessa pagina.
  5. Realizzare degli header troppo lunghi.
  6. Usare gli heading tag pensando soltanto allo stile del testo.

Gli heading tag del tuo sito sono ottimizzati?

Come avrai capito, assicurarsi che le intestazioni delle proprie pagine web siano correttamente ottimizzate è una buona pratica quando si lavora a livello di SEO On-page.

Puoi verificare che gli heading tag siano correttamente ottimizzati con il nostro tool SEO Checker, che genererà in automatico una serie di consigli per migliorare ulteriormente le intestazioni presenti sulla pagina analizzata.

Verifica se i tuoi heading tag sono ottimizzati.

Guida al SEO Spider

Se con il SEO Checker puoi analizzare nel dettaglio il grado di ottimizzazione di una singola pagina web, grazie al SEO Spider è possibile effettuare la scansione di tutte le pagine di un sito, perché esso si comporta ed effettua l’analisi delle pagine esattamente come se fosse il crawler di un motore di ricerca.

Per farlo è sufficiente accedere alla sua dashboard dal menù a sinistra!

All’interno della pagina che compare, infatti, potrai decidere se utilizzare uno dei tuoi Progetti SEO esistenti (1), oppure creare una nuova scansione (nuovo Progetto SEO) (2). 

Abbiamo scritto una guida molto completa sulla creazione dei progetti SEO e se non l’hai ancora letta, ti consigliamo di farlo prima di procedere con questa lettura!

Risultato

Dopo aver creato un nuovo Progetto, oppure selezionato uno tra quelli esistenti, in pochi secondi otterrai il risultato della scansione, una panoramica con cui potrai valutare il punteggio generale delle prestazioni SEO e intuire con un colpo d’occhio quali aspetti dovrebbero essere migliorati.

Per scendere più a fondo delle analisi, potrai utilizzare ben due menù: 

  • quello laterale (1) che ti permetterà di navigare con semplicità tra i vari elementi analizzati;
  • quello superiore (2) grazie al quale potrai studiare le 5 Categorie SEO: Base, Struttura, Contenuto, Duplicati e Social.

Partiamo dalla Base!

Base

Dopo aver visto le informazioni generiche presenti nella sezione “Risultato”, cliccando su “Base” potrai visualizzare gli elementi del codice che sono stati ottimizzati. 

In particolare, parliamo degli snippet, delle meta description, dei title, dei tag canonical etc.

In caso di eventuali criticità, il SEO Spider ti suggerirà le modifiche mediante la sezione colorata di rosso “Come risolverlo”.

Inoltre, cliccando su “Apri i dettagli” potrai studiare le anomalie più nello specifico!

Struttura

La sezione “Struttura”, invece, ti elencherà i risultati delle analisi di tutti gli elementi che facilitano la scansione ai crawler dei motori di ricerca. 

Tra i vari parametri, per esempio, potrai verificare se la sitemap del sito web è stata caricata correttamente, se esistono pagine non trovate, oppure se il file robots.txt è stato ottimizzato correttamente.

Anche in questo caso, se ci sono dei problemi, il SEO Spider ti suggerirà gli interventi da apportare grazie alla sezione “Come ottimizzarlo”.

Contenuto

Come puoi intuire dal titolo, quest’area del tool è dedicata ai contenuti. 

Infatti, qui potrai controllare quante pagine hanno al loro interno i giusti elementi, se i tag h1/2/3 sono della dimensione giusta o se sono del tutto mancanti etc.

Ricorda sempre che all’interno dell’area “Come ottimizzarlo” potrai approfondire le varie criticità cliccando su “Apri i dettagli”. 

Duplicati

I duplicati su un sito web vanno sempre evitati. In questa sezione, infatti, potrai assicurarti che non esistano inutili copie nel tuo sito, tra meta description, titoli o intere pagine.

Purtroppo i contenuti duplicati potrebbero essere penalizzati dai motori di ricerca, quindi fai molta attenzione e sfrutta al massimo questa sezione per fare in modo che tutti i contenuti del tuo sito web siano esclusivi e di valore.

Social

Grazie alla sezione Social potrai vedere le pagine del tuo sito web per le quali gli snippet e le social card non sono state correttamente settate.

 

Menù di navigazione

Adesso passiamo al menù laterale, che ti permetterà di navigare in modo semplice e intuitivo tra i vari elementi analizzati dal nostro SEO Spider.

Come puoi notare, esso è composto da 4 macro categorie:

  • Titoli
  • Contenuto
  • Anteprima
  • Struttura

Scopriamole insieme più nel dettaglio!

Title

Il Title è quella porzione di testo contenuta nell’omonimo tag all’interno del codice html della pagina ed è il titolo che apparirà, tra le altre cose, nell’anteprima della pagina quando la troviamo sui motori di ricerca.

In questa sezione avrai la possibilità di filtrarli, per esempio al fine di individuare quelli che eccedono la dimensione massima di 70 caratteri (1) (oltre i quali un titolo viene tagliato) ed esportarli su file .xlsx (2).

H1 e H2

H1 e H2 invece, sono titoli di diversa importanza all’interno del testo e servono per dare una gerarchia ai paragrafi.

In questo caso, potrai filtrare i titoli per dimensioni eccessive, quelli mancanti o duplicati. 

In più, solo nel caso degli H1, sarai in grado di filtrarli per titoli multipli. Questo perché di norma, nel caso in cui la tua pagina non sia divisa in section, la soluzione migliore potrebbe essere quella di inserire un solo H1 per pagina.

Contenuto

Per quanto riguarda il Contenuto, potrai navigare tra le description (ovvero il testo descrittivo dello snippet), i titoli, le immagini etc. al fine di verificarne le dimensioni e la corretta configurazione.

Anteprima

Sotto la macrocategoria “Anteprima” troviamo le sezioni “Snippets”, “Opengraph” e “Twitter Card”.

Vediamole più nel dettaglio singolarmente!

Google Snippets

Gli snippets sono le anteprime delle pagine che troviamo sulla pagina dei risultati di Google e comprende il titolo, l’URL e una descrizione.

 

In genere, i motori di ricerca premiano titoli e descrizioni con lunghezze ben definite, che potrai tenere sotto occhio grazie al SEO Spider, e tendono a troncare per questioni di design delle SERP i testi troppo lunghi contenuti in essi.

Opengraph e Twitter Card

L’Opengraph e la Twitter Card sono gli equivalenti degli snippet su Facebook e su Twitter, ovvero l’anteprima strutturata della pagina che appare quando la linkiamo su questi social network.

Adesso passiamo al quarto e ultimo punto di questo menù: la Struttura.

Struttura

La Struttura è cruciale dal punto di vista della SEO. Più un sito è “facile” da navigare, con percorsi semplici per il crawler e per l’utente, più verrà premiato dai motori di ricerca.

Vediamo nel dettaglio i singoli elementi che la compongono.

Https

L’https è un protocollo di sicurezza la cui assenza, già da un po’ di tempo, può non essere vista di buon occhio sia dai motori di ricerca (Chrome tende a classificare questi siti come “non sicuri”), che dagli utenti (soprattutto se il protocollo di sicurezza risulta mancante in un sito web sul quale vengono inseriti dati personali e/o dati di pagamento, che potrebbero essere più facilmente alla mercee di soggetti malevoli). Per implementarlo sul tuo sito, puoi seguire questa guida di Google.

In questa sezione, puoi filtrare le pagine secondo due criteri – pagine con https e senza – ed esportare l’elenco. In questo modo potrai anche evitare che sul tuo sito siano presenti i così detti “mixed contents”, cioè pagine e risorse con protocolli differenti all’interno dello stesso sito, pratica non ben vista dai motori di ricerca. 

Canonical

L’attributo canonical è molto utile nel caso in cui il nostro sito abbia più pagine con gli stessi contenuti (es. le pagine descrizione di un paio di scarpe nelle sue differenti varianti di colore).

Quando usiamo questo attributo in una pagina, comunichiamo al motore di ricerca quale pagina è da considerarsi detentrice dei contenuti originali e quali ne sono invece delle semplici varianti. 

Nel caso in cui il canonical fosse necessario, ma non venga utilizzato, il crawler potrebbe considerare tutte le pagine come duplicate, rilevandone all’interno lo stesso contenuto e finendo per penalizzando il posizionamento dell’intero sito.

Status

Lo status è quello che il client (cioè l’utente) riceve dal server quando richiede di visualizzare una certa pagina web tramite il protocollo di comunicazione http. 

Questi status possono avere diversi codici a seconda del tipo di risposta.

I codici di stato HTTP sono suddivisi in 5 “classi”:

  • 100: risposte informative;
  • 200: risposte riuscite;
  • 300: reindirizzare le informazioni;
  • 400: risposte di errore del client;
  • 500: risposte di errore del server.

All’interno di ciascuna di queste classi, esistono diversi codici che possono essere restituiti dal server e ognuno ha un significato specifico e unico.

Lingua

Alla voce Lingua, grazie alla funzione “filtra”, puoi visualizzare quali pagine sono sprovviste degli attributi hreflang o x-default ed esportarle su file.

Quando siamo in presenza di un sito multilingua, è buona prassi inserire in ogni pagina il link ai suoi equivalenti in ogni lingua tramite l’attributo <link hreflang>. 

L’attributo x-default, invece, indica quale “versione” il motore di ricerca deve considerare di default e mostrare quando il visitatore del sito proviene da una regione la cui lingua non è presente sul sito.

Robots

Il file robots.txt presente all’interno del sito contiene le “istruzioni” da dare al crawler circa le pagine che deve esplorare, come farlo e quali invece dovrebbe ignorare.

Qui avrai la possibilità di visualizzare quali pagine presenti nel file robots.txt hanno l’attributo noindex – che invita a bloccare l’indicizzazione di quella pagina ai motori di ricerca – noodp e noydir, che invece suggeriscono ai robot dei motori di ricerca di non utilizzare le informazioni del sito presenti nelle directory di Yahoo e Open Directory Project.

Tassonomie

Infine, le Tassonomie ci forniscono una rappresentazione grafica della distribuzione delle pagine e del collegamento tra loro all’interno del dominio.

Come esportare il Report in PDF?

Il SEO Spider è uno strumento molto potente e permette anche di “fotografare” lo stato della SEO per poterla inviare al tuo cliente o ai tuoi collaboratori.

Infatti in alto a destra di qualsiasi schermata del tool è presente il pulsante “Scarica Report”.

Cliccando su questo bottone, potrai scegliere di creare un Report standard o un “Report white label”, cioè personalizzato con il tuo logo e le informazioni aziendali.

Se scegli il rapporto standard, fai clic sul pulsante “Scarica” in basso a destra.  Ci vorranno alcuni secondi per prepararlo.

Una volta pronto, potrai salvarlo sul tuo computer facendo clic sul pulsante “Scarica”.

Quello che verrà scaricato sarà un documento .pdf in cui troverai tutte le informazioni delle varie sezioni del tool, compresi gli aspetti da migliorare e consigli su come farlo. In questo report sono presenti il logo e le informazioni di contatto di SEO Tester Online

Se invece scegli il rapporto personalizzato white label, dovrai prima aggiungere alcune informazioni. Anzitutto, fai clic sul pulsante “Prosegui”.

Nella nuova finestra dovrai caricare il logo della tua azienda le informazioni che desideri vengano visualizzate nell’intestazione del rapporto.

Successivamente, dopo aver cliccato sul bottone “Prosegui”, grazie ai selettori “On-Off” potrai decidere quali tipologie di informazioni mostrare all’interno del PDF.

Infine, potrai aggiungere delle note usando l’editor di testo.

Quindi clicca sul bottone “Scarica”. Il download verrà avviato in breve tempo!

Guida al Keyword Explorer Tool

Keyword Explorer Tool è lo strumento che ti permette di individuare le migliori parole chiave per posizionarti in prima pagina sui motori di ricerca.

Usandolo puoi scoprire qual è il volume di ricerche di una determinata keyword, e ottenere centinaia di suggerimenti di parole chiave correlate.

Come accedere al Keyword Explorer Tool?

Per accedere al nostro software di ricerca di parole chiave dovrai cliccare l’icona dello strumento sul menù laterale a sinistra.

Come effettuare una ricerca?

Oltre alle ricerche per parole chiave, per le quali dovrai solo digitare le tue keyword e cliccare la lente di ingrandimento, con il nostro software puoi anche effettuare ricerche per dominio. 

Questa funzione è utile al fine di scoprire con quali keyword si sono posizionati i siti web dei tuoi competitor. 

Per avviare questa analisi, ti basterà selezionare la voce “Dominio”(1), digitare l’URL del sito nella barra di ricerca (2) e, dopo aver scelto la località (3) tra più di 35, cliccare sulla lente d’ingrandimento (4). 

Puoi anche partire da una ricerca già fatta in passato, cliccando su uno dei risultati alla destra di “Ultima ricerca:” (5), oppure cliccare “scopri di più” per far partire un breve slideshow utile ad usare il tool nel modo giusto.

Dopo aver cliccato sulla lente di ingrandimento, potrai visionare preziose informazioni sulle nuove opportunità di posizionamento!

Quali tipologie di risultato posso individuare?

Ogni ricerca delle keyword restituisce tre tipologie di risultato:

  • Autocomplete (1)
  • Ricerche correlate (2)
  • Con termini uguali (3)

Andiamo ad analizzarle nel dettaglio.

Frasi corrispondenti (Autocomplete)

Sono quelle keyword che contengono le parole analizzate nello stesso ordine in cui le hai digitate.

Ricerche Correlate

Selezionando “Ricerche Correlate” puoi individuare le parole chiave semanticamente collegate alla keyword ricercata, senza necessariamente contenerla al loro interno.

Con termini uguali

L’opzione “Con termini uguali”elenca invece i suggerimenti di keyword contenenti le parole che hai inserito nella tua analisi, ma in ordine diverso da quello digitato, così da fornire tutte le eventuali combinazioni.

Come impostare i filtri?

Al fine di rendere la tua ricerca ancora più dettagliata, puoi utilizzare la funzione “Filtri”(1) cliccando sull’omonimo button. 

Questa ti permetterà di impostare i seguenti parametri:

Volume di ricerca” (2) ovvero il numero medio di ricerche mensili nell’arco di 12 mesi in un determinato paese; una metrica utile per stimare il traffico potenziale per una certa keyword. 

Più i volumi di una certa parola chiave sono alti e più traffico si potrà ottenere da questa. Di solito, più è alto il volume di ricerca di una keyword, maggiore sarà l’impegno necessario per posizionarsi tra i primi risultati nella SERP.

Competition” (3) ovvero il livello di competizione per una determinata parola chiave nelle campagne  Pay-Per-Click (PPC). 

Un livello di competizione più alta comporta un CPC maggiore per quella determinata keyword.

Costo per click” (4) è l’offerta stimata, in Google Ads, per una determinata parola chiave.

In altre parole, è il prezzo medio sostenuto dall’inserzionista per ogni click generato da un’inserzione a pagamento.

Keyword difficulty” (5) mostra la difficoltà di classificarsi tra i primi 10 risultati per una determinata parola chiave.

Quando si parla di Keyword Research, la KD è un dato rilevante che riguarda prettamente la ricerca organica.

La Keyword Difficulty tiene conto di diversi fattori come l’autorevolezza dei siti web posizionati e del loro profilo backlink. 

 

Inoltre, potrai inserire una o più keyword, separate da virgole, da includere (6) o escludere (7) nei risultati della tua analisi.

Se vuoi tornare alle impostazioni di ricerca precedenti clicca su “Resetta” (8), se invece vuoi confermare le nuove indicazioni clicca su “Applica” (9)

Come copiare le parole chiave?

Per copiare le parole chiave negli appunti, occorre selezionare le keyword di tuo interesse, tramite le spunte alla loro sinistra, e cliccare sul pulsante “Copia” posizionato in basso.

Come creare liste di keyword?

Le parole chiave possono essere anche salvate in liste, al fine di raggrupparle e averle sempre a portata di mano. Quindi, seleziona le parole chiave di tuo interesse, cliccando sul quadrato piccolo vuoto alla sinistra della keyword ed infine clicca sul pulsante “Aggiungi in lista”.

In basso a sinistra compariranno il numero di parole selezionate.

Dopo aver cliccato di apparirà questa finestra.

Aggiungi le tue parole chiave in una lista già creata, cercandola digitando il nome della keyword list nel campo “Cerca lista”, oppure creane una nuova cliccando “+ Crea lista”. 

In questo caso rinomina la tua keyword list e clicca su applica per concludere l’operazione.

Come esportare le keyword in CSV?

Per quanto riguarda il salvataggio dei dati, lo strumento permette di esportare le parole chiave in formato .csv. 

Per farlo, seleziona le parole chiave che desideri includere nel documento (se vuoi inserirle tutte sarà sufficiente cliccare il quadrato vuoto vicino a “Keyword”) e clicca sul pulsante “Esporta CSV” posizionato in basso. 

Il download del file verrà avviato automaticamente. Una volta scaricato, il documento .csv potrà essere utilizzato come foglio di calcolo su programmi come Microsoft Excel e Google Fogli/Spreadsheet.

Come analizzare la SERP?

Oltre all’analisi delle keyword, puoi effettuare anche l’analisi della SERP, visualizzando i primi 10 risultati Google per ogni parola chiave.

Infatti, cliccando su una specifica keyword, alla destra dello schermo comparirà l’anteprima dei risultati Google con numerose utili informazioni, come: 

  • Difficoltà SEO
  • Metriche di authority (PA e DA)
  • Visite stimate al mese (EV)
  • Numero di condivisioni su Facebook (FB)
  • Numero medio di backlink sui primi 10 risultati (sotto il grafico)
  • Numero di link verso le prime 10 pagine posizionate (Links)
  • Presenza di ads e featured snippets
  • Trend di ricerca

In questo modo, potrai effettuare un’analisi SERP molto approfondita.

Come esportare la SERP in CSV

Così come per le parole chiave, il Keyword Explorer permette di esportare in formato .csv pure i dati della SERP. 

Per farlo, clicca sulla parola chiave di cui ti interessa studiare la pagina dei risultati e recati sul pulsante “Esporta SERP” posizionato in basso a destra. Il download del file contenente i dati dei primi 10 siti web inizierà dopo qualche istante.